BULGARIA. Proteste per 30 giorni: il governo resta, la corruzione pure

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Proseguono le proteste anti governative a Sofia, superata la soglia dei 30 giorni consecutivi di protesta nel Paese. Una media di circa 5.000 manifestanti si raduna nel centro della capitale bulgara gridando “Mafia!” e chiedendo al governo del primo Ministro Boyko Borissov di dimettersi. In altre cinque città, tra cui Varna e Plovdiv, si sono svolte manifestazioni simili.

La polizia aveva inizialmente disperso i manifestanti e smantellato i campi allestiti sulle strade principali di Sofia. Il ministero degli Interni ha detto che non saranno più tollerati nuovi ostacoli al traffico, minaccia ignorata dai manifestanti che hanno di nuovo ogni giorno bloccato le strade. I manifestanti sono principalmente studenti, artisti e giovani professionisti.

Nell’ultimo mese, ogni sera, migliaia di persone hanno partecipato alle proteste per chiedere le dimissioni del governo di Borissov, al potere dal 2009, accusandolo di corruzione.

Mercoledì scorso, Borissov si è offerto di fare un passo indietro per dare all’esecutivo la possibilità di resistere fino alle elezioni legislative del marzo 2021, ma il giorno dopo la sua maggioranza gli ha rinnovato il sostegno, riporta EuroNews.

Sono in corso proteste anche contro il procuratore capo Ivan Geshev, dopo che il 7 luglio agenti di polizia hanno fatto irruzione negli uffici del presidente Rumen Radev, oppositore della maggioranza di governo. Transparency International, classifica la Bulgaria come la più corrotta delle 27 nazioni dell’Ue. Ma la corruzione non è solo a livello politico; colpisce anche le imprese bulgare. Si dice che l’economia sia una delle più povere d’Europa, principalmente a causa della corruzione.

Un rapporto del 2019 sulla corruzione in Bulgaria del Centro per lo studio della democrazia di Sofia ha affermato che almeno il 35% dei contratti di appalto pubblico coinvolgono pratiche di corruzione.

Il primo Ministro Borissov, ex guardia del corpo e pompiere, ha detto che quando le proteste sono iniziate sarebbe rimasto al potere citando un bisogno di stabilità mentre «il mondo entra nella sua crisi più orribile», riferendosi alla pandemia del coronavirus.

Borissov ha ripetutamente esortato alla calma e si è rifiutato di ritirarsi. qualcosa però sta iniziando muoversi: il 15 luglio, il partito di Borissov ha annunciato in una dichiarazione che il primo ministro aveva chiesto le dimissioni dei ministri delle Finanze, dell’Economia e degli Interni dopo i colloqui all’interno del partito.

La notizia è stata inizialmente applaudita da migliaia di manifestanti ma, un giorno dopo, più di 18.000 persone sono tornate in piazza a chiedere le dimissioni di Borissov.

Anna Lotti