BRICS troppo grandi per continuare a crescere

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A quanto pare in nuovo loop della diseconomia sarà: “troppo grandi per continuare a crescere”. A sostenerlo è l’agenzia di rating Standard and Poor (S & P) nel suo rapporto sui BRICS.

Secondo tale rapporto l’India potrebbe perdere il suo rating di investment grade se il paese continua la sua corsa economica attuale. Le agenzie di rating, al di là delle critiche sulla loro “imparzialità” nel giudicare i sistema- Paese forniscono un’analisi economico finanziaria da cui è difficile prescindere. Per S&P la minaccia del credit rating dell’India rappresenta un cambiamento drammatico nel panorama dell’economia internazionale.

L’India è uno dei cinque BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) la cui nascita ha rappresentato un cambiamento significativo nel modo. Ma l’entusiasmo per i BRIC sta lentamente scemando con il rischio di generare l’ennesima bolla finanziaria. La Russia resta nei BRIC, ma i suoi difetti economico-politici sono sempre più evidenti. Cina India e Brasile invece sono caratterizzati da una crescita accelerata, in particolare la Cina, che si prevede possa superare l’economia americana in dimensioni nel giro di pochi anni. Il fatto è che, ancora, il mercato interno è poco sviluppato e con lo stallo dell’Europa non sa più a chi vendere i suoi prodotti a basso costo.

Non solo, l’entusiasmo verso i BRICS su tutti i mercati ha nascosto che questi Paesi per crescere hanno eliminato il normale ciclo economico e ora gli stessi BRICS stanno rallentando, sono carenti di: lavoratori qualificati, infrastrutture, a questo va aggiunto la concorrenza spietata che sta arrivando da altri paesi “nuovi emergenti”. Nessuna economia, in sostanza, gode di una crescita permanente per di più i BRICS sono cresciuti senza potenziare le normative interne o verso l’estero, senza dare una possibilità di ricchezza ai propri cittadini sono ancora troppi i poveri e questo li rende fragili di fronte alla recessione che colpirà tutto il globo se non si corre al più presto ai ripari. Inoltre, più velocemente l’economia cresce, più è esposta a rischi. Questo non vuol dire che il Brasile, l’India e la Cina non resteranno significative economie. Il Giappone è cresciuto straordinariamente per più di trent’anni e solo negli anni 1990 sono esplosi i suoi limiti e nonostante questo resta la terza economia più grande del mondo. L’India è cresciuta velocemente ma si è portata con se un baglio di impenetrabile burocrazia senza potenziare le infrastrutture e persistente povertà di massa. La Cina ha innescato una serie di provvedimenti per controllare l’inflazione pur mantenendo la crescita ma l’aumento dell’inflazione secondo gli economisti di S&P è un segno diinvecchiamento. E il Brasile ora in piena euforia da eventi sportivi dovrà fare i conti con quel che resta nel post Olimpiadi e Mondiali di calcio. Le economie di Brasile, India e Cina stanno affrontando ora le sfide più importanti che li costringono a rallentare, il problema è quanto tempo ci metteranno a mettere in campo le manovre di adattamento e aggiustamento.