Spaccatura al vertice brasiliano

4

BRASILE – Brasilia 09/12/2015. Il Congresso brasiliano ha dato il via, l’8 dicembre, il complesso procedimento che potrebbe portare alla messa in stato di accusa del presidente brasiliano Dilma Rousseff, proprio durante una forte tensione tra il capo dello Stato e il vice presidente, Michel Temer.

Il primo passo è stato fatto dalla Camera, con l’elezione dei primi partecipanti ad una commissione di 65 membri che deciderà se andare avanti con l’impeachment. Con una votazione di 229 favorevoli e 199 contrari, è stata scelta la lista di candidati proposta dall’opposizione, che avrà 39 posti in commissione. Rousseff è accusata di aver utilizzato manovre contabili irregolari per mascherare le dimensioni del deficit di bilancio. La giornata del 8 dicembre era iniziata con la pubblicazione di una lettera di denunce da parte del vicepresidente Temer contro la Rousseff, prova di una spaccatura tra i due. Nella lettera Temer dice che Rousseff non si era “mai” fidata di lui né del suo partito il Pmdb, il principale sostegno del governo di coalizione. Temer, che diventerebbe presidente se Rousseff fosse messa sotto accusa e rimossa, dice di aver passato i quattro anni del primo mandato come «decorazione vice-presidenziale» e che era chiamato «solo per risolvere i problemi» con il Pmbd.
Durante la scorsa settimana, riporta il quotidiano Laht, «di fronte alla possibilità di essere sottoposta a un processo politico, Rousseff ha elogiato Temer e il PMDB, dicendo che aveva sempre riposto in lui e nel partito “fiducia assoluta”». Però, Temer afferma che né lui o il suo partito «sono stati mai invitati a discutere delle soluzioni economiche o politiche per il paese», perché Roussef non aveva fiducia in loro. Il vice presidente afferma che per evitare spaccature nel partito manterrà un «prudente silenzio» sul possibile impeachment dI Rousseff. La lettera si conclude con un paragrafo in cui Temer suggerisce che i suoi rapporti con la Rousseff sono finiti. «Finalmente, ora so che non avete fiducia in me, né nel Pmdb, né oggi né nel futuro. Mi dispiace, ma questa è la mia convinzione». L’Amministrazione Roussef ancora non ha risposto.