BRASILE: La Renca sopravvive, estrazioni nella foresta Amazzonica al via

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Dopo un primo sospiro di sollievo, tirato da tutti gli ambientalisti e simpatizzanti nel mondo, con la notizia pubblicata sul Rio Times, il trenta agosto: «Un giudice brasiliano ha ordinato la sospensione di tutte le azioni per l’estrazione e l’esplorazione di una riserva situata nella foresta amazzonica di Amazon», quando è arrivata la tegola del cinque settembre con l’ordinanza del Ministero delle miniere e delle Energie che sospende, ma non cancella, la Renca, anzi, prende tempo per strutturare meglio il decreto che disciplinerà le estrazioni. 

Le licenze per esplorare erano state assegnate perché l’area della riserva è ricca di rame, manganese, ferro e altri minerali. L’ordinanza del giudice arriva il 30 agosto, il giorno dopo che il governo federale aveva annunciato di voler estinguere la RENCA (Riserva Nazionale di rame e associati) dopo una ondata di critiche provenienti dalla società civile capitanate dagli ambientalisti, enti ed organismi internazionali. In realtà, il governo federale brasiliano non vuole eliminare la Renca, ma vuole modificarla. I proventi economici dall’estrazione dei minerali fanno gola a tanti.

Secondo il Rio Times, inoltre, sembra essere molto difficile opposi ai potentati economici, un giudice, Rolando Espanholo ha dichiarato che: «tutti gli atti amministrativi che provano ad estinguere la Riserva Nazionale di Rame e Associati (RENCA)» sono stati sospesi.

Alla fine di agosto, il governo ha annunciato di voler rivedere il proprio decreto in seguito alle ripercussioni negative degli ambientalisti e dei media internazionali. Secondo il governo il nuovo decreto consentirebbe l’esplorazione mineraria dove non esistono unità di conservazione e territori indigeni. «L’obiettivo della misura è attirare nuovi investimenti, con generazione di ricchezza per il paese e occupazione e reddito per la società» si legge nella nota rilasciata dal Ministero delle Miniere ed Energia alla fine di agosto che conclude asserendo: «Si ritiene anche che la misura potrebbe aiutare a combattere i siti illegali di estrazione mineraria installati nella regione».

Dopo queste dichiarazioni le associazioni ambientaliste sono insorte a tal punto da far dichiarare al ministro per l’ambiente, Sarney Filho, «che il governo si è sentito obbligato a rivedere il decreto originale dopo che un’ondata di critiche da ambientalisti e testate internazionali».

La riserva in questione è di 47.000 chilometri quadrati, si trova negli stati di Amapá e Pará e si pensa abbia depositi record di rame, oro, manganese, ferro e altri minerali. È stata creata nel 1984 dal governo di João Figueiredo, ultimo presidente della dittatura militare del Brasile.

Il cinque settembre il ministero delle Miniere e dell’Energia ha pubblicato l’ordinanza attesa. Che va letta tra le righe. Il dispositivo normativo per sospendere gli effetti del decreto che estingue la Riserva naturale del rame e Associati (Renca) in Pará confine con l’Amapá, impedisce l’avvio di qualsiasi procedura amministrativa relativa alla prenotazione per l’esplorazione. Tuttavia, il decreto rimane in vigore. Soltanto il Presidente della Repubblica del Brasile può revocarlo. L’obiettivo del governo di sospendere gli effetti della misura è solo quello di guadagnare tempo per discutere con la “società civile” l’estinzione della riserva. Nelle ultime settimane, l’esecutivo ha emesso due decreti che determinano di estinguere la riserva per l’esplorazione minerale dell’area, secondo i funzionari governativi.

La misura secondo la testata Globo, avrà ripercussioni negative in diversi settori della società. Artisti, ambientalisti e organizzazioni legate alla causa ecologica temono che l’esplorazione mineraria porterà alla deforestazione dell’area, zona equivalente alla dimensione della Danimarca. Di fronte alle tante critiche, il governo ha anche emesso il secondo decreto per spiegare meglio le regole del primo. Tuttavia, continua a ricevere critiche.

Lo scorso giovedì, il ministero delle miniere e dell’energia ha annunciato di sospendere gli effetti del decreto e avrebbe avviato un “ampio dibattito” in 120 giorni per presentare una relazione su come le società intendono garantire la salvaguardia ambientale.

Attualmente il Dipartimento Nazionale di Politica Minerale (DNPM) analizza 740 richieste di estrazione mineraria nella riserva, depositati tra il 1971 e il 2016. Il governo afferma che l’estinzione della riserva disciplinerà l’attività mineraria nella zona, che è ora svolta in garimpos illegali, secondo l’esecutivo. Ancora secondo il governo, l’esplorazione mineraria non influisce sulle aree di protezione dell’ambiente all’interno della Renca.

Graziella Giangiulio