Bloccare i conflitti per fermare il flusso di rifugiati

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ITALIA – Roma 19/09/2016. Oggi i leader mondiali si riuniscono a New York per una serie d’incontri al vertice, promotori Onu e Usa, tesi a dicastero e affrontare la crisi globale dei rifugiati.

La riposta non può prescindere dagli sforzi tesi a risolvere i conflitti dai quali il flusso di persone che si affaccia sulle coste dell’Ue, ad esempio, fuggono. Su questo tema è dedicato un interessante approfondimento ricco di spunti e di dati dell’international Crisis Group.
La ricetta presentata da Icg prevede molti ingredienti: i leader mondali dovrebbero impegnarsi a reinsediare almeno il 10 per cento dei rifugiati di tutto il mondo ogni anno, condividere equamente le responsabilità dell’accoglienza, aumentare il sostegno per gli stati in prima linea di fronte alle grandi sfide, e rispettare pienamente i diritti dei rifugiati.
Elevate le cifre a riguardo: il numero di rifugiati e sfollati interni è attualmente pari a più di 65 milioni. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, più della metà dei rifugiati nel mondo proviene da soli tre paesi devastati da conflitti, Siria, Afghanistan e Somalia. Queste cifre non includono i 5,2 milioni di palestinesi registrati dall’Unrwa). Per gli stati in prima linea come la Turchia, il Pakistan, Libano,
Kenya e Repubblica Democratica del Congo, la pressione causata dall’afflusso di persone può essere pericolosa, con costi futuri, che graveranno sulle generazioni a venire: la metà di tutti i rifugiati nel 2015 erano bambini.
La mancata risposta alla crisi dei rifugiati rischia di scatenare ulteriori conflitti, innescando nuovi flussi di rifugiati, in una spirale incontrollabile.
Il Icg presenta e sintetizza questo dati in un documento di sintesi su conflitti e instabilità politica, sulla base dei dati forniti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, consultabile cliccando qui.