BITCOIN. Le criptovalute entrano nel Russiagate

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L’indagine Mueller in corso sulla possibile collusione russa con l’Amministrazione Trump ha rivelato in due distinti rinvii a giudizio, emessi in luglio e ottobre, per operazioni di riciclaggio di denaro sporco basate su transazioni di cripto-valuta. Sarebbero, questi, stati uno dei metodi di pagamento preferiti dall’intelligence militare russa, il Gru, per l’acquisto di beni e servizi negli Stati Uniti.

Il fatto che una parte di questa moneta criptata sia stata estratta o addirittura creata dagli ufficiali del Gru, non avrebbe ricevuto una grande attenzione massmediatica, riporta Asia Times.

Stando a quanto riportano gli attimi accusa: «Il 14 marzo 2016, utilizzando fondi in un indirizzo bitcoin, i cospiratori hanno acquistato un conto Vpn, che hanno poi utilizzato per accedere al conto Twitter @Guccifer_2. I fondi rimanenti da quell’indirizzo bitcoin sono stati poi utilizzati il 28 aprile 2016 per affittare un server malese che ospitava il sito web (…) I cospiratori hanno usato un diverso insieme di nomi fittizi (tra cui “Ward DeClaur” e “Mike Long”) per inviare bitcoin a una società statunitense per noleggiare un server utilizzato per amministrare il malware X-Tunnel impiantato nelle reti del Democratic Congressional Campaign Committee, Dccc, e del Democratic National Committee, Dnc, e per noleggiare due server utilizzati per hackerare la rete cloud del Dnc.  

Nell’atto d’accusa del luglio 2018, è stato nuovamente rivelato che «i cospiratori (…) hanno usato principalmente bitcoin per l’acquisto di server, la registrazione di domini e l’effettuazione di pagamenti a sostegno dell’attività di hacking. Molti di questi pagamenti sono stati elaborati da società con sede negli Stati Uniti che hanno fornito servizi di elaborazione dei pagamenti a società di hosting, registrazione di domini e altri fornitori sia nazionali che internazionali. L’uso di bitcoin ha permesso ai cospiratori di evitare relazioni dirette con le istituzioni finanziarie tradizionali, permettendo loro di eludere un maggiore controllo delle loro identità e delle fonti di finanziamento».

Gli Agenti del Gru avrebbero addirittura superato il sistema di controlli blockchain, rielaborando le sequenze transazionali. I bitcoin sono stati acquistati attraverso scambi peer-to-peer. 

Gli atti d’accusa si concentrano seppur in modo diverso sul ruolo del bitcoin anche nelle presunte operazioni di riciclaggio dei funzionari del Gru. Nel frattempo, Mueller e la sua squadra hanno scarse possibilità di vedere portati in tribunale gli ufficiali Gru coinvolti.

Graziella Giangiulio