BIELORUSSIA. Bruxelles rinnova le sanzioni su Minsk

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L’Unione europea ha deciso di prorogare di un altro anno l’embargo Ue sulle armi nei confronti della Bielorussia, ma di fare un’eccezione per i fucili sportivi di piccolo calibro.

A seguito della decisione del 14 febbraio, i diplomatici dell’Ue prepareranno i documenti giuridici in materia, prima della scadenza del 28 febbraio per il rinnovo dell’embargo.

A quanto riporta Rferl, Ungheria e la Slovacchia erano ansiose di istituire un’esenzione per i fucili sportivi di piccolo calibro, che integrerà l’esenzione dei fucili biathlon che è stata aggiunta l’anno scorso.

Tuttavia, la nuova deroga sarà applicata caso per caso e le autorità nazionali hanno il diritto di limitarne il numero, hanno detto i diplomatici. Hanno affermato che nelle prime fasi del dibattito sull’embargo, l’Ungheria voleva aggiungere all’elenco delle deroghe anche i pezzi di ricambio per gli elicotteri, ma in seguito ha rinunciato.

L’Ue ha introdotto per la prima volta l’embargo sulle armi, insieme ai divieti di rilascio dei visti e al congelamento dei beni nei confronti di quattro società bielorusse e di 174 persone, tra cui il presidente Alyaksandr Lukashenko, dopo la violenta repressione dei manifestanti seguita alle elezioni presidenziali del dicembre 2010.

Nel febbraio 2016 l’Unione europea ha cancellato dall’elenco delle sanzioni le imprese e 170 persone, tra cui lo stesso Lukashenko, citando i miglioramenti della situazione dei diritti umani nell’ex repubblica sovietica.

Entro la fine di questo mese saranno rinnovati anche il congelamento dei beni e il divieto di visto nei confronti delle quattro persone che figurano ancora nell’elenco delle sanzioni. L’Ue afferma che nel 1999-2000 i quattro bielorussi hanno avuto un ruolo chiave nella scomparsa ancora irrisolta di quattro cittadini bielorussi di alto profilo, tra cui un politico dell’opposizione.

Un anno fa, la Bielorussia ha registrato un’ondata insolitamente persistente di proteste contro il presidente Alexander Lukashenko. Dopo aver tollerato le proteste iniziali, le autorità hanno iniziato la repressione. Lukashenko affermò che una “quinta colonna” di agitatori stranieri stesse sostenendo le agitazioni per far sprofondare il paese nel baratro.

Anna Lotti