La bolla del terrorismo in Bangladesh

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BANGLADESH – Dacca 22/08/2016. Il ministro dell’Informazione bengalese, Hasanul Haq Inu, ritiene che il jihadismo nel paese e l’aumento degli attacchi terroristici non sono altro che una «bolla che sparirà» nel corso di un anno.

Il Bangladesh sta ancora affrontando le conseguenze della strage del primo luglio a Dacca che ha alzato il sipario sulla violenza diffusa che sta vivendo il paese asiatico negli ultimi tre anni. «Questo terrorismo non ha forti posizioni ideologiche e filosofiche e nessun collegamento con la società, è come una bolla, che svanirà in poco tempo. Credo che da giugno 2017, il Bangladesh sarà un paese più pacifico», ha detto Haq Inu ripreso da Efe. Haq Inu, “eroe” dalla guerra di indipendenza del 1971, ha detto che le azioni estremiste e la violenza contro blogger, intellettuali liberali, sacerdoti e religiosi esplosa nel paese dal 2013, non è altro che una serie di attacchi compiuti da gruppi estremisti locali. «Abbiamo arrestato più di 100 persone per i 43 attentati verificatisi a partire dal 2013», tra cui quello del primo luglio «Non ci sono prove che queste organizzazioni abbiano alcun legame con lo Stato islamico», ha detto il ministro. Secondo Haq, tra tutte le organizzazioni estremiste che operano in Bangladesh, almeno 15 sono guidate da persone legate a Jamaat-e-Islami e Jamaatul Mujahideen Bangladesh. Per il ministro, il Bangladesh Nationalist Party e il suo leader, Khaleda Zia, processato diverse volte per le use posizioni estremiste, è responsabile di quanto sta accadendo: «Khaleda Zia e il Bnp stanno facendo continuamente dichiarazioni controverse che mettono in discussione il funzionamento del governo», ha detto.
Il ministro ha poi detto che c’è il rischio concreto che più di 200mila stranieri che vivono in Bangladesh abbandonino il paese.