BANGLADESH. I monsoni mettono in pericolo i rifugiati Rohingya

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«Le prime piogge espongono a rischi i rifugiati Rohingya in Bangladesh, ma la cosa peggiore deve ancora accadere», avverte l’agenzia delle Nazioni Unite. L’arrivo delle piogge pre-monsoniche nel Bangladesh meridionale ha messo in luce un livello allarmante di rischi per i rifugiati rohingya, hanno affermato le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, sollecitando finanziamenti immediati per garantire sostegno e protezione a centinaia di migliaia di persone che ne hanno disperato bisogno. A Cox’s Bazar, dove risiedono più di 700.000 rifugiati, «il peggio deve ancora venire, quando le stagioni dei cicloni e dei monsoni colpiranno la zona nelle prossime settimane», riporta un comunicato stampa dell’Onu.

Le agenzie e i partner delle Nazioni Unite dispongono di macchinari pesanti e di attrezzature per la manutenzione delle strade ma gli operatori umanitari si trovano di fronte a una grave carenza di altre risorse vitali. Ad oggi, solo il 7% dell’appello di 182 milioni di dollari lanciato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni per il 2018 è stato assicurato. La maggior parte dei rifugiati vive sotto i teloni su terreni altamente instabili e dovrà sopravvivere per mesi a piogge, inondazioni, frane e possibili cicloni. Hanno disperato bisogno di sostegno e protezione e l’Onu denuncia semplicemente di non avere i fondi necessari per fornire solo una frazione di ciò che è necessario.

Inoltre, l’ampiezza della crisi e il breve periodo di tempo in cui si è manifestata hanno avuto un impatto notevole sulla topografia della zona. La gente ha dovuto tagliare alberi e vegetazione per allestire rifugi ed è quindi impossibile prevedere dove si verificheranno i danni più gravi dovuti alle intemperie, dicono i funzionari Onu. Le stime più prudenti suggeriscono che 120.000 persone saranno a grave rischio di inondazioni e frane quando arriveranno i monsoni.

Tuttavia, una cosa è certa: la protezione di quasi un milione di persone dai pericoli mortali dei cicloni e di altre catastrofi supera di gran lunga le risorse finanziarie e gli impegni attuali.

Lucia Giannini