BANGLADESH. Gli islamisti bengalesi vogliono armare i Rohingya

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Migliaia di integralisti islamici hanno effettuato una marcia di protesta nella città portuale del Bangladesh di Chittagong lo scorso 6 ottobre chiedendo al governo di armare i rifugiati musulmani rohingya in fuga dalla repressione nella regione del Rakhine in Myanmar.

Più di mezzo milione di rohingya sono fuggiti in Bangladesh da quando gli attacchi di militanti appartenenti alla minoranza musulmana contro i posti di polizia del Myanmar hanno scatenato le rappresaglie delle forze di sicurezza birmane, riporta Channel News Asia.

I rifugiati accusano l’esercito del Myanmar di aver cercato di sterminarli e di aver bruciato i loro villaggi in una campagna militare che le Nazioni Unite hanno equiparato a una pulizia etnica.

I militari del Myanmar hanno dato la colpa dei disordini ai rohingya.

Oltre 15.000 persone hanno manifestato nella seconda città più grande città del Bangladesh, ha detto la polizia, organizzata dal gruppo islamista Hefazat-e-Islam, per protestare contro gli omicidi dei rohingya.

«Abbiamo chiesto di porre fine al genocidio dei rohingya», ha detto il portavoce di Hefazat Azizul Hoque Islamabad «Abbiamo anche chiesto al governo di addestrare e armare i rohingya affinché possano liberare la loro patria», ha poi aggiunto.

La comunità di Chittagong condivide stretti legami culturali, religiosi e linguistici con i rohingya, e le immagini postate sui social media che mostrano abusi contro la minoranza musulmana in Myanmar, paese principalmente buddista, hanno suscitato forti simpatie in Bangladesh.

I partiti islamici, tra cui Hefazat, hanno organizzato varie manifestazioni sulla questione nelle ultime settimane e alcuni leader hanno invitato il governo a scatenare una guerra con il Myanmar per liberare il Rakhine e i rohingya.

Il rischio è che i gruppi estremisti islamici del Bangladesh possano sfruttare la situazione e stringere legami più stretti con i militanti islamici rohingya.

La difficile situazione della minoranza musulmana birmana che in Myanmar viene isolata e a cui viene negata la cittadinanza, ha suscitato proteste in tutto il mondo islamico, con manifestazioni in Pakistan, Malesia e Indonesia.

Graziella Giangiulio