BANGLADESH. Accordo bengalo-birmano per il rimpatrio dei Rohingya

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Bangladesh e Myanmar hanno formato un gruppo di lavoro congiunto e firmato un accordo che precisa i termini del suo mandato per iniziare il rimpatrio delle centinaia di migliaia di rifugiati rohingya fuggiti in Bangladesh negli ultimi tre mesi per sfuggire all’offensiva militare in corso nella parte occidentale del paese.

Il rappresentante del ministero degli Esteri del Bangladesh Mohamed Shahidul Haque e il suo omologo del Myanmar, U Myint Thu, hanno firmato l’accordo per la creazione del gruppo di lavoro congiunto, che comprenderà 15 rappresentanti di ciascun paese, riporta Efe.

Il Myanmar ha firmato un accordo con il Bangladesh il 23 novembre per rimpatriare gli oltre 650.000 Rohingya che avevano attraversato il confine con il Bangladesh dalla fine di agosto; nella regione del Rakhine, l’esercito del Myanmar ha lanciato un’offensiva a seguito di una serie di attacchi effettuati dai ribelli rohingya contro le sedi del governo nella regione.

Secondo l’accordo, il processo di rimpatrio dovrebbe iniziare entro due mesi dalla firma dell’accordo. Tuttavia, il Myanmar, che non riconosce i rohingya, comunità della minoranza musulmana, come cittadini, aveva acconsentito al loro ritorno a condizione che avessero i documenti richiesti e non fossero coinvolti in presunti atti di terrorismo.

Nel frattempo, il ministero degli Esteri del Bangladesh ha detto in una dichiarazione che il gruppo di lavoro «includerà meccanismI di verifica, calendario, accordi di trasporto e logistica, procedure di accoglienza, comunicazione, ecc. per iniziare il processo di rimpatrio entro il termine stabilito».

Il gruppo di lavoro sarà assistito da organismi internazionali quali l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e altri partner internazionali in varie fasi del rimpatrio. Diverse organizzazioni per i diritti umani, tuttavia, hanno ripetutamente denunciato che le condizioni non sono adatte per il sicuro ritorno dei rohingya in Myanmar, dove, secondo i rifugiati appena arrivati, l’offensiva contro di loro è ancora in corso.

L’Onu e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno condannato gli abusi contro la popolazione rohingya ritenendoli parte dell’offensiva e l’hanno definita pulizia etnica.

Medici senza frontiere ha riferito in uno studio della scorsa settimana che almeno 6.700 rohingya, tra cui 730 bambini di età inferiore a cinque anni, sono stati uccisi in Myanmar nel primo mese della crisi.

Lucia Giannini