La triste storia delle banche russe

37

RUSSIA – Mosca. 25/11/13. Revocate, in Russia, in 5 anni ben 117 licenze a banche. A darne notizia  la Banca Centrale. A quanto pare, si tratterebbe di istituti regionali, che hanno mostrato una certa leggerezza nel gestire i risparmi dei correntisti. 

Particolare attenzione è rivolta alle organizzazioni di credito regionali. Il 20 novembre è stata revocata la licenza alla Master Banca (inclusa nella lassifica delle top 100 in termini di patrimonio netto). I depositanti sono andati nel panico e si stanno chiedendo quale sarà la prossima banca a fallire. Il direttore della filiale di Mosca, KB Energotransbank Paul Sakadynsky, ha risposto alla rivista IA REGNUM in materia.

Secondo il funzionario il ritiro di licenze è fisiologico, in quanto mentre una banca statale è soggetta a leggi del credito e della finanza, gli istituti privati lo sono meno e quindi per cercare di guadagnare si spingono troppo oltre. Nel 2009 le licenze ritirate sono state 43. Nel 2013 sono state 23. Ora nel mirino della banca centrale è finita Puskin che dopo Master Bank cesserà di esistere. Secondo il funzionario, la Banca centrale agisce tardi e quando lo fa si abbatte sulle banche con la scure. Questo ovviamente non è un bene per la Russia e per gli investitori. I creditori della banca sono rimborsati dallo stato fino a un amssimo di 700 mila rubli. Mentre i soggetti giuridici e IPE normalmente perdono tutto. Non sono protetti, stesso dicasi per chi ha i certificati di conto deposito.

Per tutelarsi, sostiene sempre il direttore, bisogna leggere costantemente i media e tenersi in stretto contatto con la banca. Come se non bastasse, dopo il danno anche la beffa, in molti casi si improvvisano dei tecnici che promettono agli investitori che hanno perso tutto nella banca di recuperare i loro soldi.

Sono sempre dei truffatori anche perché per la legge russa non vi sono provati che possano fare azioni di questo genere. Non li si può nemmeno denunciare perché si rischia di venire denunciati a sua volta. I risparmiatori non hanno nemmeno modo di prevenire il problema perché l’alfabetizzazione in materia finanziaria è molto debole. 

L’unica possibilità per chi ha perso gli investimenti è quella di aspettare la decisione del curatore fallimentare, nel tempo si va a recuperare una cifra, in una percentuale molto bassa rispetto all’investimento.