BAHREIN. Il pugno duro di Manama prima della F1

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Le forze di sicurezza del Bahrein hanno usato la mano pesante per interrompere le manifestazioni di protesta nel paese nei giorni precedenti il gran premio di Formula 1 del 16 aprile. Secondo i manifestanti la manifestazione sportiva serve a distrarre l’attenzione mondiale dalle violazioni dei diritti dei cittadini.

Le manifestazioni di protesta hanno avuto luogo nel sobborgo della capitale, Manama, di Bilad al-Qadeem, nell’occidentale Nuwaidrat Village, così come sull’isola di Sitra, sempre situata nella parte occidentale del paese secondo Sitra Media Network.

Le forze di sicurezza sono state dispiegate su tutti i siti di protesta e hanno attaccato i manifestanti per interrompere le manifestazioni, che volevano puntare il dito sulle violazioni dei diritti politici e umani delle autorità.

Nelle foto diffuse via social, poi, sono visibili i manifestanti che bruciano i biglietti della gara automobilistica.

Gli attivisti del Bahrein hanno indetto uno sciopero della fame per protesta. Nel 2011, sono scoppiate le prime grandi manifestazioni popolari contro il governo; da allora Manama ha represso duramente tutte le proteste, uccidendo anche decine di manifestanti. Il regime ha distrutto una piazza della capitale che si era trasformata in un’icona della rivolta e ha dissolto le organizzazioni che guidavano l’opposizione.

Secondo le organizzazioni per i diritti umani e gli attivisti per i diritti, la decisione di Manama di ospitare la gara di Formula 1 serve a distogliere l’attenzione internazionale sul trattamento riservato al dissenso. All’inizio del mese di aprile, quattro gruppi per i diritti avevano scritto alla Federazione internazionale, sollecitandolo a sospendere il prossimo Gran Premio.

«Occorre una azione concertata e visibile della Formula Uno, coerente con il suo impegno per i diritti umani (…) Ci appelliamo a voi per far sospendere la gara di quest’anno in vista della situazione allarmante nel paese». Nella lettere si aggiunge che la Formula Uno sarebbe «diventata complice» delle violazioni dei diritti in Bahrein, se la gara non fosse stata annullata.

Tommaso dal Passo