Scompare Doha e arriva Manama?

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BAHREIN – Manama 07/7/13. Il predicatore salafita del Bahrein Sheikh Faisal al-Ghurair, grazie all’aiuto del parlamentare Abdelhalim Murad della salafita al-Asala Islamic Society, in quattro mesi, è stato in grado di organizzare e inviare in Siria 1.640 jihadisti. 

Al-Asala è vicina alla corte reale del Bahrein e sta supervisionando un progetto che fornisce sostegno militare, sia per il personale che per la logistica, a Manama, capitale del Bahrein.

Nell’agosto 2012, Murad e tre dei suoi compagni attraversarono il confine tra Turchia e Siria, dove si sono incontrati con i jihadisti appartenenti ai gruppi radicali di Suqur al-Sham e Liwaa Dawud e hanno dato loro abbastanza soldi per sostenere la preparazione di 85 combattenti. Il governo del Bahrein ha detto che: «La visita di un certo numero di parlamentari del Bahrein alla Siria è avvenuta senza che e fosse a conoscenza il governo del Bahrein». 

A riportare il fato al Monitor che si chiede: «Sarebbe davvero strano se Ghurair e i suoi compagni stavano facendo tutto questo lavoro da soli».

Dalla metà del 2012,una serie di indicatori ci dicono che il Bahrein sta interferendo nella crisi siriana: gli aiuti umanitari si sono trasformati in un supporto logistico militare.

Una serie di prediche hanno invocato la guerra santa in Siria: il “predicatore jihadista” Adel al-Hamad, cui viene concesso dal Ministero della Giustizia del Bahrein di pregare in una moschea a sud di Manama, il 24 maggio, ha invitato i giovani di utilizzare la pausa estiva per combattere in Siria.

Al-Asala segue il Progetto Ghazi, che prevede la preparazione di combattenti e l’invio di materiale militare in Siria. Il Progetto Ghazi si finanzia con la vendita di “azioni” del valore di 1.000 dinari ciascuna (circa 2.600 dollari). Gli annunci per il Progetto Ghazi su Internet rivelano che 1.085 azioni erano state vendute a partire da giugno 2013.

Poi, diversi video jihadisti sono stati pubblicati in cui vengono esaltate gli eccezionali gruppi jihadisti sostenuti dal Bahrein. 

A maggio 2013 è venuto fuori che cinque jihadisti del Bahrein sono stati uccisi in Siria: commentando questo fatto, il 30 maggio, il ministro dell’Interno del Bahrain Rashid bin Abdullah al-Khalifa ha consigliato i giovani a «stare lontano dai conflitti regionali e internazionali, e invece a concentrarsi sullo sviluppo interiore, sul vostro paese e sulla vostra società». 

Le leggi del Paese vietano chiaramente «il finanziamento a gruppi armati» o «l’intervento negli affari interni di altri paesi».  Ma quando al-Asala è stata contestata per il suo interventismo in Siria, il Ministero dello Sviluppo e degli Affari Sociali, responsabile per il monitoraggio della movimentazioni di fondi delle associazioni, ha detto, l’11 agosto 2012 che «questo non è il nostro dovere». 

La dinastia regnante, gli al Khalifa, stanno giocando la carta della politica sunnita rappresentata da tre gruppi principali, ognuno dei quali , tra cui Asala, è fedele al governo. Negli ultimi dieci anni, questi tre gruppi, tra cui il Forum Nazionale Islamico (i Fratelli Musulmani) e l’Assemblea Unità Nazionale (gli islamisti indipendenti) hanno sviluppato un alleanza con il governo che ha resistito a periodi molto difficili.

La politica sunnita attuale habloccato tutte le richieste di democratizzazione del Paese. 

Almeno tre ministeri nel governo attuale sono stati dati a salafiti e ai Fratelli Musulmani. 

La logica di tutto è: fino a quando nel GCC non si sviluppa una visione unitaria su come intervenire in Siria, occorre lasciare che agli islamisti radicali sia concessa piena libertà di movimento.

Politici e gruppi salafiti del Bahrein concordano sul ruolo degli Stati Uniti nella regione: credono che ci sia una «cospirazione degli Stati Uniti, in coordinamento con l’Iran, per mettere a terra il Bahrein».