AUSTRALIA. Sidney lancia l’allarme sui rischi della Nuova Via della Seta per gli stati del Pacifico

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La rinnovata presenza della Cina nel Pacifico presenta “chiari rischi” per gli stati insulari alla disperata ricerca di investimenti. In un rapporto pubblicato dal Lowy Institute il 21 ottobre, sono state sollevate preoccupazioni per la stabilità in merito all’iniziativa “Belt and Road Initiative”, che è al centro della politica estera di Pechino.

Il think tank di Sydney ha chiarito che le accuse della “trappola del debito” sono state gonfiate. «La pura e semplice scala del prestito cinese e la mancanza di forti meccanismi istituzionali per proteggere la sostenibilità del debito dei paesi debitori significano che una continuazione del business, come al solito, porrebbe chiari rischi», ha detto il Lowy.

La gestione del presidente Xi Jinping è stata ripetutamente accusata di offrire prestiti lucrativi, ma inutilizzabili per ottenere una leva finanziaria o per accaparrarsi beni strategicamente vitali come porti, aeroporti o enti fornitori di energia elettrica.

Ma anche se il Lowy ha dichiarato che le accuse della Cina impegnata nella diplomazia della “trappola del debito” nel Pacifico erano esagerate, la tendenza non era comunque positiva: ha anche sottolineato che paesi come la Papua Nuova Guinea e Vanuatu sono stati esposti pericolosamente: «I rischi sono particolarmente acuti per le piccole e fragili economie del Pacifico. L’entità del credito della Cina e la sua mancanza di forti meccanismi istituzionali per proteggere la sostenibilità del debito dei paesi debitori pone rischi evidenti», riporta Afp.

Tra il 2011 e il 2018, la Cina ha impegnato prestiti alla regione per un valore di 6 miliardi di dollari, pari a circa il 21% del Pil. La maggior parte di questi fondi, 4,1 miliardi di dollari, è stata destinata alla Papua Nuova Guinea. Solo una frazione, meno di un miliardo di dollari, è stata finora dispersa, ma la Cina è ancora il maggior creditore di Tonga, Samoa e Vanuatu.

«Se la Cina vuole rimanere un importante finanziatore dello sviluppo nel Pacifico senza le accuse di trappola del debito, dovrà ristrutturare sostanzialmente il suo approccio, anche adottando regole formali di prestito simili a quelle delle banche multilaterali di sviluppo», sostiene il Lowy. Il Pacifico del Sud è diventato negli ultimi anni un forum di intensa concorrenza per l’influenza tra Cina, Stati Uniti e Australia.

Sei governi del Pacifico sono attualmente debitori di Pechino: le Isole Cook, Fiji, Papua Nuova Guinea, Samoa, Tonga e Vanuatu: «Tre piccole economie del Pacifico – Tonga, Samoa e Vanuatu – sembrano anche essere tra quelle più fortemente indebitate con la Cina in tutto il mondo».

Maddalena Ingrao