Jihadista neozelandese arrestato a Melbourne

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AUSTRALIA – Melbourne 18/12/2014. Un rifugiato somalo di 24 anni, in possesso di un passaporto neozelandese, sarà processato il prossimo anno in base alle leggi anti-terrorismo dell’Australia.

La mattina del 18 dicembre, un giudice di Melbourne ha deciso che c’erano prove sufficienti contro Amin Mohamed (nella foto) per mandarlo a processo con quattro accuse precise: entrare in uno stato straniero per «impegnarsi in ostilità armate».
Mohamed era stato fermato dagli agenti federali al Brisbane Airport a settembre mentre cercava di imbarcarsi su un volo per la Turchia. È accusato di voler andare a combattere in Siria e rischia fino a 10 anni di carcere se fosse condannato. Il motivo addotto per volersi spostare era che voleva andare a trovare la sua fidanzata di cui non poteva rivelare il nome. Il governo neozelandese aveva sospeso, in precedenza, il passaporto di Mohamed perché c’erano «motivi ragionevoli» per ritenere che il ragazzo poteva essere coinvolto in attività terroristiche. Le prove presentate in tribunale farebbero supporre che Mohamed sia stato reclutato a Sydney da un uomo chiamato Hamdi al Qudsi, arrestato nell’ambito in Australia a dicembre. La polizia aveva intercettato delle telefonate tra Mohamed e al Qudsi in cui discutono in codice di un grande lavoro che coinvolgerà guerrieri santi e il martirio. Il padre di Mohamed è morto nella guerra civile somala; il giovane insieme alla madre e a quattro sorelle, aveva lasciato il paese 16 anni fa, arrivando in Nuova Zelanda come rifugiati. Si è laureato in economia presso l’Università Aut nel 2012. Gli amici lo descrivono come persona dolce, divertente e non religiosa; Mohammed si è trasferito a Melbourne alla fine del 2012 e la sua famiglia crede che si sia radicalizzato quando si è trasferito a Sydney nel 2013. L’allerta in Australia è ora massimo.