Breve analisi del jihadismo australiano

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ITALIA – Roma 31/12/2014. Il fenomeno dei jihadisti australiani in Siria e in Iraq è un fenomeno particolare in quanto è una sfida per l’integrazione degli australiani di origine mediorientale nella società australiana.

Secondo Small Wars Journal, l’emergere di conflitti in Siria e in Iraq in cui massiccia è la presenza di jihadisti australiani hanno reso il paese quelli con il più alto contributo pro capite di jihadisti. L’Australia, quindi ora, è ora alle prese con la gestione della minaccia jihadista all’estero e la gestione della stessa minaccia a casa. Se le «radici di questo fenomeno sono riconducibili alle contraddizioni dell’integrazione sociale dell’Australia», la loro mancata integrazione è da far risalire alla convergenza di tre elementi: «limitata opportunità di carriera per gli australiani mediorientali; presenza di conflitti esteri, a cui poter fare riferimento; disponibilità di tecnologia che permette la cristallizzazione dell’insoddisfazione sociale». Lo sviluppo di queste condizioni ha determinato lo sviluppo della propaganda dei gruppi islamici radicali del Medio Oriente e il reclutamento degli australiani. «Ad esempio, lo Stato Islamico utilizza australiani per arruolare altri australiani. La logica è che I jihadisti australiani capiscono la cultura australiana e sono quindi in una posizione migliore per comunicare e reclutare i loro coetanei in questo paese. Oltre all’adozione di questa strategia, la propaganda di ISIS è orientata a sfruttare le contraddizioni dell’integrazione sociale dell’Australia». I gruppi islamici radicali hanno attratto ragazzi australiani intorno a trent’anni, provenienti da aree urbane e suburbane abitate principalmente da australiani di origine medio orientale. Queste reclute, esposte alle contraddizioni dell’integrazione sociale e politica dell’Australia, hanno precedenti penali e non e il loro percorso jihadista è modellato sulla competizione tra i diversi gruppi di insorti islamici attivi in Siria e in Iraq.
In risposta alla minaccia jihadista home-grown, l’Australia è paralizzata dalle contraddizioni nella sua politica estera e nel suo quadro giuridico nazionale. I magistrati fanno vere acrobazie giuridiche per condannare chi fiancheggia Isis, mentre chiudono un occhio su quanti lottano con il Fsa, sostenuto dall’Occidente. «Ma anche se il paese dovesse superare questa impasse legale, sarebbe ancora alle prese con il dilemma di dover scegliere tra la gestione della minaccia jihadista all’estero e la gestione della minaccia dentro casa».