ARMENIA. A rischio la popolazione femminile

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di Anna Lotti ARMENIA – Erevan 09/01/2017. Secondo il 2016 Global Gender Gap Report, l’Armenia è il secondo paese al mondo dopo la Cina per gli aborti selettivi. Secondo il Unfpa Armenia, cioè l’agenzia delle Nazioni Unite per le politiche della famiglia, il sesso del feto è il motivo per il 10% di tutti gli aborti indotti nel paese caucasico dove ogni anno circa 1.400 nascite di feti femminili sono interrotte. Il problema degli aborti selettivi è venuto alla luce con l’indipendenza del paese negli anni Novanta. Anche se l’aborto è stato ampiamente utilizzato in Armenia come contraccettivo dal 1920, durante il periodo dell’Unione Sovietica. È un problema presente non solo in Armenia, riporta Vestnik Kavkaza ma è comune in tutto il Caucaso, come confermato dalla presenza, nei primi dieci posti dei paesi con il più alto numero di aborti selettivi, di Azerbaigian, al 5° posto e Georgia all’8° posto. Secondo un rapporto del Unfpa del 2013 l’Armenia ha anche il più alto tasso di natalità maschile nel mondo e un rapporto tra i sessi di 113-115 nascite maschili per 100 femmine, mentre la media mondiale è di 105 nascite maschili per 100 femmine. La nuova ricerca mostra come questo divario aumenta progressivamente secondo l’ordine delle nascite: mentre il rapporto tra i sessi è relativamente ben bilanciato con le prime nascite, aumenta a 173 maschi per 100 femmine al terzo figlio.
Anche se gli aborti selettivi sono leggermente diminuiti negli ultimi anni, alcune previsioni prevedono che se questo problema non viene affrontato correttamente, entro il 2060 il paese subirà un deficit di donne di circa 93 mila unità, ovvero il 3% della popolazione attuale. Ciò potrebbe conseguentemente causare una migrazione di una parte della popolazione maschile che potrebbe cercare un partner fuori del paese, mettendo così a rischio l’equilibrio demografico.