Argentina sotto scacco

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L’Unione Europea esclude l’Argentina dal programma SGP a partire da gennaio 2014 per cui verranno a mancare nelle casse argentine qualcosa come 1 miliardo e 950 milioni di dollari. Dallo stesso programma, ma made USA, Buenos Aires, era stata sospesa a marzo di quest’anno con un danno economico di 477 milioni di dollari. E ancora se si analizzano i dati sull’export dell’Argentina nel 2008, fonte ministero per il commercio argentino, per alcuni specifici prodotti le esportazioni attraverso il programma SGP ammontavano al 70% del totale esportato.

 L’SGP è il sistema di preferenze generalizzate, un meccanismo grazie al quale viene data a una vasta gamma di prodotti industriali e agricoli originari di taluni paesi in via di sviluppo l’accesso preferenziale ai mercati dell’Unione europea. Il trattamento preferenziale è concesso sotto forma di aliquote ridotte o pari a zero dei dazi doganali. Il sistema viene applicato non solo tra i confini comunitari ma anche all’interno del WTO.

Questo significa che l’export argentino sottoposto alle tariffe normali di dazi potrebbe arrestarsi improvvisamente perché non più concorrenziale.

Tra le motivazioni addotte dall’Ue per il taglio dell’Argentina dall’SGP il fatto che è elencato come un partner di medio-alto livello in quanto è uno dei Paesi che sono stati indicati dalla Banca Mondiale come una economia a reddito medio negli ultimi tre anni, calcolo fatto sulla base del reddito nazionale lordo (RNL) pro capite. Tra i Paesi che hanno perso i benefici per lo stesso motivo: Brasile, Cuba, Uruguay, Venezuela, Bielorussia, Russia, Kazakhstan, Gabon, Libia, Malesia, Palau. L’SPG rimane valido fino al 10 gennaio 2014, dando così agli operatori economici il tempo di adattarsi al regime modificato.

Ma per chi osserva i dati economici sull’Argentina, riscontra da subito che il solo reddito nazionale non è sufficiente per classificare questo paese come uno tra quelli che non ha bisogno del sostegno dell’UE. Per esempio, Buenos Aires è fortemente indebitato e corre verso il default tecnico. A breve infatti l’Argentina sarà costretta ad emettere nuovi titoli di stato per pagare i vecchi debiti e già gli speculatori sono pronti ad aggredire il mercato e quindi lo spread volerà in alto arrecando un danno al Paese. A questo aggiungiamo il taglio dall’SGP di UE e USA che indebolirà l’export. Infine, l’Argentina, è costretta a trovare una scappatoia alla morsa imposta da una corte statunitense che ha giudicato «discriminatorio il trattamento usato verso i possessori di bond argentini che accettarono la ristrutturazione debitoria effettuata da Buenos Aires nel 2005 e nel 2010 e quelli che non la accettarono», come scritto da Antonio Albanese su www.agccommunication.eu il 28 ottobre, per cui la corte USA suggerisce all’Argentina di vendere i dollari e saldare così i vecchi debiti. Ma se Buenos Aires vendesse la moneta statunitense si creerebbe un problema di liquidità per i pagamenti esteri che avvengono per lo più in dollari.

A voler essere visionari in un contesto globale osservando gli esclusi dai programmi di sostegno economico sembra che l’Argentina, come altri, debbano pagare in dollari ciò che hanno realizzato attraverso i rubli. L’argentina per esempio nel 2004 appoggiava Mosca per l’ingresso nel WTO. Nel 2011 Argentina e Russia hanno siglato un accordo per lo scambio commerciale pari a 5 miliardi di dollari in 5 anni. Ma in generale la Russia ha avviato una serie di accordi economici con l’America Latina in particolar modo con il Venezuela, Brasile e Argentina.