Riad vs Washington:ogni opzione è sul tavolo

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ARABIA SAUDITA – Riad 23/10/2013. Giorni dopo il gran rifiuto all’Onu, l’Arabia Saudita ha sorpreso nuovamente la comunità internazionale lanciando segnali di una crescente spaccatura tra la monarchia del Golfo e il suo alleato chiave, gli Stati Uniti d’America.

In una riunione recente con i diplomatici europei, il capo dei servizi segreti dell’Arabia Saudita, il principe Bandar bin Sultan (nella foto d’apertura), ha detto che il regno avrebbe fatto un «grande cambiamento» nelle sue relazioni con gli Stati Uniti per protestare contro l’inerzia percepita di Washington sulla guerra in Siria e le sue aperture verso l’Iran stando ai media sauditi e statunitensi. Il principe Bandar, ambasciatore saudita a Washington per 22 anni, è considerato un falco della politica estera del regno, soprattutto verso l’Iran. La rivalità tra il regno sunnita, che appoggia le forze ribelli, e l’Iran sciita, alleato del governo legittimo di Siria, ha amplificato le tensioni settarie in tutto il Medio Oriente. Il “capo delle spie” saudite è un protetto del defunto re Fahd e sarebbe stato richiamato dal limbo in cui si trovava con il mandato di far cadere il presidente Bashar al Assad, secondo la diplomazia del Golfo. Durante il 2012, ha guidato gli sforzi sauditi per portare armi e altri aiuti ai ribelli siriani, mentre suo cugino, il ministro degli Esteri principe Saud al Faisal, ha lavorato per i corridoi diplomatici. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono alleati da lungo tempo; Riad ha sempre dalla sua un potente protettore militare e Washington forniture di petrolio sicure. La prevista modifica dei rapporti tra la superpotenza energetica e il suo tradizionale alleato degli Stati Uniti avrebbe conseguenze di vasta portata, anche per quanto riguarda gli acquisti di armi e la vendita di petrolio. L’Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio al mondo, ha investito gran parte dei suoi petrodollari negli Stati Uniti: la banca centrale saudita avrebbe riserve in dollari per 690 miliardi, in  gran parte in buoni del Tesoro degli Stati Uniti. Oltre che per la Siria, Riad è preoccupata per i tentativi di riconciliazione tra Washington e Teheran e ha detto che per quanto riguarda i suoi rapporti con Washington, rida ha fatto sapre che «ogni opzione è sul tavolo».