Assertività politica e militare saudita

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ARABIA SAUDITA – Riad 30/12/2013. L’Arabia Saudita sta basando la sua politica estera su una chiara posizione strategica: promuovere la stabilità economica e la sicurezza politica per contrastare e neutralizzare gli sconvolgimenti che lacerano il mondo musulmano e arabo in particolare.

Il recente annuncio di Nizar Obaid Madani, ministro saudita degli Affari esteri, della creazione dell’Unione dei paesi del Golfo (AGC: Inevitabile l’Unione del Golfo PersicoNascerà l’Unione del Golfo?dalla struttura del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) rientra in questo disegno, costituendone il primo e il più importante dei pilastri su cui l’Arabia potrà basare il nuovo approccio sulla scena internazionale. L’economia dell’Arabia Saudita nel 2013 è cresciuta arrivando a 745,3 miliardi di dollari, diventando così il motore economico e finanziario delMena, inforna al Monitor, con un Pil che rappresenta il 22% dell’intera produzione economica della regione Mena, il 27,2% del mondo arabo e il 45,6% della proposta Unione del Golfo. L’economia del regno saudita è al mondo del 19° posto (la 17° del G20) e dovrebbe entrare nel “Trillion Dollar Club” entro il 2017. I sauditi sono anche il più grande produttore ed esportatore di petrolio del mondo e hanno grande le capacità infrastrutturali per sostenere la produzione del globo di circa 12,5 milioni di barili al giorno (bpd) e possiedono anche riserve stimate in circa 2 milioni di barili al giorno, circa il 70 % di capacità globale inutilizzata. Le cifre risultano ancora più significative se rapportate a quelle della costituenda Unione del Golfo. Il Ccg ha un Pil di 1.630 miliardi di dollari (11° economia del mondo), quasi alla pari con  i 1.750 miliardi di dollari dell’economia indiana, l’Unione avrebbe la seconda più grande riserva di valuta estera del mondo (circa 2.000 miliardi di dollari), con la Banca Centrale dell’Arabia Saudita (Sama) che gestisce poco meno di 900 miliardi di dollari. L’autorità monetaria comune è stata istituita nel 2011 come precursore della Banca centrale del Golfo, ufficialmente istituita nel 2014 a Riad. Infine, la produzione petrolifera media dell’Unione arriverebbe a circa 20,2 milioni di barili al giorno con esportazioni medie di 16 milioni bpd: il doppio della produzione degli Stati Uniti e più del doppio delle esportazioni della Russia. L’Unione del Golfo deterrebbe circa il 90 % della capacità petrolifera inutilizzata globale. La potenza economica della nuova Unione del Golfo sarà la base della sua crescente influenza politica e militare; importante sarà la creazione di una forza militare in grado di contenere l’attivismo iraniano e assistere i ribelli siriani; verrà istituito un comando militare a Riyadh nel 2014. La forza militare permanente prevista sarà di 100mila uomini, con i sauditi che fornirebbero tra i 50 e i 75mila uomini. La sua nascita è stata resa necessaria dai recenti sviluppi politici internazionali, dalla resistenza occidentale a intervenire in un conflitto arabo. A causa della recente decisione Usa di non intervenire in Siria e nella soluzione alla crisi palestinese, i sauditi e i loro alleati regionali hanno iniziato perseguire una politica estera indipendente. Primo passo è stata le rinuncia al seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, manifestazione del dissenso e della volontà di agire da soli nel proprio “cortile di casa”. Questa assunzione di responsabilità comporterà un nuovo quadro di sicurezza araba collettiva guidata proprio dal regno saudita. Mentre l’Arabia Saudita si è rafforzata negli ultimi due decenni , tutti gli altri principali stati arabi , Egitto, Iraq e Siria si sono indeboliti; inoltre, la maggior parte degli stati arabi ha compreso che solo attraverso un’alleanza si possono affrontare le sfide regionali portando ad un nuovo paradigma di sicurezza per il mondo arabo. Le conseguenze della Primavera araba hanno dimostrato quanto siano carente gli Stati arabi in alcni elementi vitali di uno Stato contemporaneo  e che solo attraverso un coinvolgimento collettivo economico, sociale, politico e militare, orientato a rafforzare le istituzioni e la sicurezza di ciascuno Stato tutti quanti i paesi dell’area, compresi i più piccoli e meno potenti, potranno sopravvivere. Una confederazione è meglio della dissoluzione. L’Oman, che non ha aderito all’Unione, nel progetto saudita, diverrà sempre più irrilevante di fronte ad una Unione del Golfo in grado di mobilitare risorse politiche, economiche e militari proprie.