ARABIA SAUDITA. Parla la madre di Osama bin Laden

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«Era un bambino molto bravo fino a quando non ha incontrato delle persone a vent’anni che gli hanno praticamente lavato il cervello», così Alia Ghanem ricorda il suo primo figlio: Osama bin Laden.  Il quotidiano inglese The Guardian pubblica la sua prima intervista 17 anni dopo gli attentati dell’11 settembre e sette anni dopo la morte ad Abbottabad.  

Ghanem descrive Osama come un ragazzo determinato, un buon allievo che amava imparare; uno che ha speso tutto il suo denaro per l’Afghanistan, dove ha combattuto contro le forze di occupazione russe nei primi anni Ottanta; la madre non avrebbe mai pensato che un giorno suo figlio sarebbe diventato un jihadista. Quando la famiglia venne a conoscenza del suo cambiamento, la madre disse di essersi molto turbata. Alia Ghanem è nata nella città siriana del Mediterraneo di Latakia; ha sposato Muhammad bin Laden da adolescente e si è trasferita in Arabia Saudita, dove ha dato alla luce Osama nel 1957. Il suo primo matrimonio durò tre anni. Poco tempo dopo sposò l’amministratore dell’impero di Bin Laden: Mohammed al Attas.

Gli anni formativi di Osama bin Laden a Gedda, prosegue il Guardian, sono gli anni ’70,  quelli del contestazione Occidente, quelli prima della Rivoluzione Iraniana del 1979, che mirava ad esportare lo zelo sciita nel mondo arabo sunnita.

L’ultima volta che la famiglia incontrò Osama bin Laden fu in Afghanistan nel 1999,  nel suo campo fuori Kandahar. Dopo l’11 settembre, i familiari sono tornati in Arabia Saudita, dove erano stati temporaneamente espulsi dal paese. Diciassette anni dopo, i Bin Laden possono di nuovo muoversi relativamente liberi all’interno e all’esterno del Regno saudita. Le mogli e i figli di Bin Laden sono tornati in Arabia Saudita dopo la sua morte in Pakistan nel 2011: «Di solito parlo con il suo harem una volta alla settimana (…) Vivono nelle vicinanze» afferma la madre dell’icona islamista globale.

Nonostante gli anni, e l’attività imprenditoriale della famiglia, i bin Laden sembrano legati a doppio filo col terrorismo: Hamza, 29 anni, figlio di Osama, è nella lista dei ricercati per terrorismo internazionale degli Usa. la famiglia non può distaccarsi completamente dal terrorismo. «Pensavamo di aver superato» l’accostamento tra il nostro nome e il jihadismo, racconta il fratellastro Hassan al Guardian, «E poi improvvisamente sento dire da Hamza “Vendicherò mio padre”. Non voglio passarci di nuovo. Se Hamza si trovasse ora davanti a me, gli direi: “Dio ti guidi”. Pensa due volte a quello che stai facendo. Non seguire le orme di tuo padre. Guarda nel profondo della tua anima». 

Antonio Albanese