ARABIA SAUDITA. Nuovi F15 arrivano alla Prince Sultan

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Alla base aerea saudita Prince Sultan sono appena arrivati i caccia F-15E del 494° Expeditionary Fighter Squadron, che sorvolano i cieli di Iraq e Siria.

La presenza delle truppe statunitensi in questa base dell’Arabia Saudita è arrivata a circa 2.500 unità dall’estate scorsa, quando gli Stati Uniti hanno annunciato di aver iniziato a dispiegare forze in quello che una volta era un importante hub militare statunitense. Il ritorno delle forze statunitensi alla base aerea Prince Sultan è uno dei segni più drammatici della decisione dell’America di rafforzare le presenza in Medio Oriente inflazione anti Iran.

La Prince Sultan Air Base, riporta MIlitary Times, costituisce un obiettivo complicato da colpire per l’Iran e fornisce una posizione vantaggiosa per le truppe e e i jet da combattimento statunitensi. Fornisce anche una maggiore sicurezza per l’Arabia Saudita, che ha chiesto l’aiuto degli Stati Uniti sulla scia dell’attacco missilistico agli impianti petroliferi del Regno a settembre 2019. L’Arabia Saudita è un alleato americano di lungo periodo, un rapporto costruito inizialmente sulla dipendenza dell’America dal petrolio del Medio Oriente. 

Il legame militare è stato forte, anche durante i periodi di tensione del rapporto più ampio, anche in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, in cui la maggior parte dei dirottatori erano sauditi. Il Regno saudita è stato anche messo sotto accusa al Congresso per l’uccisione nel 2018 del dissidente e giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi e per il suo ruolo nella guerra in Yemen. 

Il futuro della base rientra nel piano della presenza necessaria nella regione. Questo calcolo è stato fatto sullo sfondo della decisione del presidente Donald Trump di far uscire le forze americane dal Medio Oriente e porre fine a quelle che lui chiama “guerre senza fine”.

Per la politica Usa, la presenza incrementato nell’area invia un segnale all’Iran che gli Stati Uniti “fanno sul serio”, e dà a Washington più opzioni per qualsiasi azione militare nella regione.

Le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran sono aumentate dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato un attacco con i droni in Iraq che ha ucciso Qassem Soleimani, generale iraniano a capo della Brigata Gerusalemme dei Padaran. 

In risposta, l’8 gennaio l’Iran ha sparato missili balistici su due basi irachene dove erano di stanza le truppe statunitensi, basi prive di patriot perché ritenute obiettivi secondari. Una mossa che non ha sorpreso negli osservatori internazionali né gli stessi Usa,ma che è servita a mostrare alle piazze iraniane che Teheran stesse facendo qualcosa per vendicare la morte deluso generale.   

Luigi Medici