ARABIA SAUDITA. L’Hajj ai tempi del COVID 19

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I pellegrini musulmani, indossando maschere facciali e muovendosi in piccoli gruppi dopo giorni di isolamento, hanno iniziato ad arrivare il 29 luglio nel luogo più sacro dell’Islam alla Mecca per l’hajj rimodellato dalla pandemia. Piuttosto che stare in piedi e pregare spalla a spalla in un mare di persone di diversi ceti sociali, quest’anno i pellegrini si distanziano socialmente, si allontanano e si spostano in piccoli gruppi di 20 per limitare l’esposizione e la potenziale trasmissione del coronavirus.

Il pellegrinaggio è un viaggio che i musulmani vivono tradizionalmente con i parenti, che riunisce e purifica le diverse corrente islamiche, riporta Ap. Quest’anno, tuttavia, i pellegrini mangiano da soli pasti preconfezionati nelle loro camere d’albergo e pregano a distanza l’uno dall’altro. Il governo saudita sta coprendo tutte le spese di viaggio, alloggio, pasti e assistenza sanitaria dei pellegrini.

Per la prima volta nella storia dell’Arabia Saudita, il governo ha vietato ai musulmani di entrare nel regno dall’estero per eseguire l’hajj per limitare l’esposizione del coronavirus.

Invece, solo 1.000 persone già residenti in Arabia Saudita sono state selezionate per partecipare all’hajj di quest’anno. Due terzi sono residenti stranieri tra le 160 diverse nazionalità che normalmente sarebbero state rappresentate all’hajj. Un terzo è costituito da personale di sicurezza e personale medico saudita.

I pellegrini, che sono stati selezionati dopo aver fatto domanda attraverso un portale online, dovevano avere un’età compresa tra i 20 e i 50 anni, senza malattie terminali e senza sintomi del virus. La preferenza è stata data a coloro che non hanno mai eseguito l’hajj.

I pellegrini sono stati sottoposti al test per il coronavirus, hanno ricevuto dei braccialetti che si collegano ai loro telefoni e controllano i loro movimenti e sono stati obbligati a mettersi in quarantena a casa e nelle loro stanze d’albergo alla Mecca prima dell’inizio dell’hajj il 29 luglio. Saranno inoltre tenuti in quarantena per una settimana dopo la conclusione dell’hajj il 1 agosto. La Mecca è stata chiusa per mesi prima dell’hajj, e il pellegrinaggio più piccolo dell’Umrah è stato sospeso tutto l’anno all’inizio di quest’anno, con i pellegrini già presenti in città a quel tempo che sono tornati a casa. Quest’anno non è stato permesso ai media internazionali di coprire l’hajj della Mecca. Invece, il governo saudita ha trasmesso il 29 luglio un filmato in diretta dalla Grande Moschea, mostrando un numero limitato di pellegrini, che si sono spostati a diversi metri di distanza l’uno dall’altro, girando intorno alla Kaaba nei primi rituali dell’hajj.

Ai pellegrini sono stati dati anche i loro tappeti di preghiera e un abbigliamento speciale da indossare durante l’hajj cucito con la nano tecnologia d’argento che, secondo le autorità saudite, aiuta a uccidere i batteri e rende i vestiti resistenti all’acqua. Sono stati anche forniti loro ombrelli per proteggerli dal sole, asciugamani, saponi, disinfettanti e altri elementi essenziali, oltre a sessioni online in diverse lingue su cosa aspettarsi dall’hajj e sulle norme in vigore.

Tommaso dal Passo