ARABIA SAUDITA. Le pesanti incognite dell’IPO ARAMCO

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Banche saudite, investitori istituzionali e privati saranno coloro che dovranno sopportare il peso di qualsiasi sopravvalutazione di Saudi Aramco, che il mese prossimo sarà quotata in borsa. Il principe ereditario Mohammad bin Salman ha da tempo espresso il desiderio di una valutazione di 2.000 miliardi di dollari. Il suo valore equo, secondo gli analisti, potrebbe essere di 1,2 trilioni di dollari. L’accordo sarà una cartina di tornasole per il suo programma di riforma riporta Asia Times; una questione importante è se il principe ereditario permetterà al realismo di vincere sulla spavalderia quando si tratterà della valutazione della società.

Bank of America, Efg Hermes e altre, principali banche internazionali partecipanti, si sono date circa 1 trilione di dollari di margine di manovra nelle loro stime sulla valutazione.

Queste banche si troveranno ad affrontare pochi rischi nel fungere da intermediari, beneficiando al tempo stesso di una campagna sostenuta dallo Stato per incoraggiare gli investimenti sauditi come forma di patriottismo.

Le banche saudite starebbero offrendo credito a buon mercato per incoraggiare la partecipazione popolare alla vendita. Al di là delle preoccupazioni di sopravvalutazione, le banche locali, gli investitori istituzionali e la stessa borsa valori saranno in balia di potenziali cali del prezzo al barile e di attacchi agli impianti petroliferi del paese. I rischi futuri includono un forte calo dei prezzi del petrolio e il passaggio a lungo termine alle energie rinnovabili.

La quotazione di Aramco alla borsa interna aumenta anche i rischi per la borsa valori del regno: le dimensioni di Aramco significano che dominerà “Tadawul”.

L’intero indice potrebbe precipitare se gli investitori dovessero volare via per un forte calo dei prezzi del petrolio o un attacco come quello alle strutture Aramco avvenuto a settembre 2019.

È già successo prima: nel 2006 il mercato azionario è sceso del 65%; nel 2008, si è registrato un calo ancora maggiore.

All’interno dell’Opec, poi, anziché sostenere un taglio complessivo più profondo, l’Arabia Saudita starebbe facendo pressioni sui membri del cartello non conformi affinché si allineino alle loro quote, e cercherà comunque di aumentare i prezzi del petrolio prima della quotazione di Aramco prevista per dicembre, riporta OilPrice. I sauditi hanno detto ai colleghi membri dell’Opec che un taglio più profondo potrebbe essere discusso nella riunione di dicembre, riporta The Journal.

Graziella Giangiulio