ARABIA SAUDITA. Il riscaldamento globale  potrebbe causare più morti nell’Hajj

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I milioni di musulmani che intraprendono il pellegrinaggio alla Mecca, Hajj, saranno sempre più esposti a livelli di calore estremamente pericolosi a causa dei cambiamenti climatici negli anni e nei decenni a venire, come risulta da un nuovo studio della American Geophysical Union.

«I futuri cambiamenti climatici, con e senza mitigazione, porteranno lo stress termico a livelli che supereranno la soglia di pericolo estremo fino al 2020 e durante i periodi dal 2047 al 2052 e dal 2079 al 2086, con frequenza e intensità crescenti man mano che il secolo progredisce», si legge nel rapporto pubblicato il 22 agosto scorso e ripreso da Asia Times.

Le temperature registrate da una stazione meteorologica della Mecca, si legge, sono aumentate di due gradi Celsius negli ultimi tre decenni, un aumento «ben al di sopra» della media globale.

L’hajj, o pellegrinaggio alla Mecca, è uno dei cinque pilastri dell’Islam che ogni musulmano dovrebbe intraprendere una volta nella vita. Per molte persone, specialmente quelle con mezzi limitati, quell’evento arriva tardI nella vita, quando saranno anche più colpite dal caldo estremo.

Nell’arco di due o tre settimane avviene l’hajj; le varie tappe del pellegrinaggio sono solitamente distribuite in cinque giorni e coinvolgono da 20 a 30 ore esposte alle intemperie. I pellegrini sono sproporzionatamente anziani. L’hajj negli anni passati ha registrato un ampio numero di decessi, l’ultima volta nel 2015. Lo studio non lega le morti ai cambiamenti climatici, ma suggerisce che il calore estremo è e potrebbe continuare ad essere un fattore. «Coerentemente con gli eventi di forte stress da caldo, ma non necessariamente correlati, gli incidenti passati, con conseguente morte significativa tra i pellegrini si sono verificati durante Hajj nel 1990 e nel 2015 sia durante gli eventi estivi associati a temperature in eccesso rispetto alla soglia di pericolo Usnws».

Citando gli studi precedenti, i ricercatori hanno notato che la temperatura è arrivata a 48,3 gradi in termini reali, nel settembre 2015, quando più di 2.000 pellegrini hanno perso la vita. E la temperatura era 41,7 quando 1.426 persone morirono in un evento simile nel luglio 1990: «La causa esatta di questi eventi non è nota; tuttavia, è probabile che le condizioni meteorologiche avverse abbiano contribuito alla loro gravità e al numero di morti», ha detto.

I ricercatori avvertono che le autorità saudite devono lavorare per mitigare i rischi, specialmente per i più vulnerabili. Una strategia potrebbe essere quella di limitare i partecipanti hajj malati o anziani ad anni a basso rischio, quando non ci si aspetta che le temperature raggiungano la soglia di pericolo estremo.

«Se il cambiamento climatico procede sulla traiettoria attuale o addirittura su una traiettoria con una notevole mitigazione, saranno necessarie misure di adattamento aggressive», ha concluso.

Tommaso dal Passo