ARABIA SAUDITA. ARAMCO al NYSE? No grazie 

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Il consiglio di amministrazione di Saudi Aramco ha stabilito che far quotare al Nyse Aramco comporterebbe troppi rischi legali per renderla un’opzione realistica, anche se la decisione finale spetta al principe ereditario dell’Arabia Saudita. Secondo quanto riporta Reuters, la Borsa di New York era la favorita da Mohammed bin Salman prima l’Ipo fosse sospesa l’anno scorso, nonostante gli avvertimenti legali.

Il Nyse potrebbe essere la base ideale per raccogliere fino a 100 miliardi di dollari per l’Ipo e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato il Regno a quotarsi a New York. Il consiglio di amministrazione Aramco aveva escluso ad agosto la quotazione negli Stati Uniti «a meno che ad Aramco non venga offerta l’immunità sovrana che la protegga da qualsiasi azione legale».

La mossa per escludere New York e ridimensionare la valutazione suggerisce che i funzionari di Aramco e il governo stanno spingendo per un piano di Ipo più realistico; oltre a New York, le borse di Londra, Hong Kong e Tokyo sarebbero disposte a quotare Aramco. Il processo di quotazione di New York e i suoi regolamenti potrebbero legalmente interferire con la sovranità del governo saudita, che rimarrebbe il principale azionista di Aramco, mantenendo probabilmente una partecipazione del 95%.

Per questo, Riyadh e Londra sono ora le opzioni principali, con la quotazione nazionale che avverrà prima e poi un’offerta internazionale in una fase successiva. I potenziali rischi di contenzioso negli Stati Uniti includono la U.S. Justice Against Sponsors of Terrorism Act, Jasta,  e la proposta di legge statunitense nota come “Nopec”, che potrebbe portare Aramco ad essere citato in giudizio nei tribunali statunitensi.

Il Nopec renderebbe illegale per le nazioni straniere lavorare insieme per limitare le forniture di combustibili fossili e fissare i prezzi, dando il via ai ricorsi legami contro l’Arabia Saudita e altri membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio. Jasta, invece, permette azioni legali contro il governo saudita in quanto avrebbe permesso la pianificazione degli attacchi dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti e quindi dovrebbe pagare un risarcimento.

Aramco potrebbe anche essere coinvolto in cause legali esistenti contro le compagnie petrolifere negli Stati Uniti per il loro ruolo nel cambiamento climatico.

Saudi Aramco ha detto in una dichiarazione che «continua a impegnarsi con l’azionista sulle attività di Ipo (…) L’azienda è pronta e la tempistica dipenderà dalle condizioni di mercato e sarà in un momento di scelta dell’azionista».

Tadawul, la borsa saudita, ha detto che si aspettava afflussi di 15 miliardi a 20 miliardi di dollari quest’anno dopo la sua inclusione negli indici dei mercati emergenti Ftse Russell e Msci, contribuendo a garantire la liquidità per la quotazione locale di Aramco.

La vendita di una partecipazione del 5% in Aramco è stato un elemento centrale di Vision 2030, un piano per diversificare l’economia saudita lontano dal petrolio. Ma l’Ipo, inizialmente prevista per il 2017, ha subito ripetuti ritardi e non è prevista fino a quando Aramco non avrà completato l’acquisizione di una partecipazione di maggioranza nel gigante petrolchimico Saudi Basic Industries Corp, Sabic.

Graziella Giangiulio