Unlock the Truth

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POLONIA – Varsavia 15/11/2013. Una recente campagna di informazione promossa dalla costola polacca di Amnesty International sta scuotendo gli ambienti della sicurezza polacchi, già di per sé agitati per lo scandalo Nsa, oltre che riscuotere un notevole interesse tra il pubblico.

“Unlock the Truth: Poland’s involvement in CIA secret detention” è il nome della campagna e di un report pubblicato a giugno 2013 da Amnesty International in cui si chiede di chiarire le responsabilità del governo polacco nel programma di “Extraordinary rendition” degli Stati Uniti. Una serie di prove lascia pochi dubbi sul fatto che una prigione segreta gestita dalla Cia abbia operato in Polonia tra il 2002-2005 nei pressi del lago Jezioro Walpusz a meno di 200 km da Varsavia. Un certo numero di persone vi sarebbero state detenute in violazione sia della legge polacca che internazionale, subendo torture e maltrattamenti. L’indagine in corso in Polonia dura già da più di 5 anni.

Per comprendere meglio la situazione occorre ritornare indietro con la memoria ai giorni succesivi al 911. Il periodo che seguì gli attacchi alle torri gemelle fu caratterizzato da giorni di sgomento ed incredulità, mentre i tg di ogni rete in tutti i paesi del mondo trasmettevano senza soluzione di continuità le terrificanti immagini dell’attentato, l’allora vice Presidente Usa Dick Cheney dichiarava: «Dobbiamo lavorare attraverso una sorta di lato oscuro; dobbiamo spendere il tempo nell’ombra del mondo dell’intelligence. Molto di quello di cui necessitiamo deve essere fatto in silenzio, senza alcuna discussione, utilizzando mezzi e metodi già in possesso delle nostre agenzie di intelligence, se vogliamo raggiungere un risultato di successo. Questo è il mondo in cui queste persone operano e sarà vitale per noi utilizzare ogni mezzo a nostra disposizione per ottenere il nostro obiettivo». Il 17 settembre del 2001 il Presidente Bush autorizzò una direttiva della Cia che ampliava competenze e metodi di azione dell’intelligence statunitense anche in relazione alle operazioni “Extraordinary rendition”. La Cia venne autorizzata ad attuare un programma di detenzione segreta per cui “detenuti fantasma” a seguito di oscuri passaggi logistici tra il momento dell’arresto e la detenzione, cominciarono ad essere trattenuti presso i cosiddetti “siti neri” sparsi nel mondo. La lista degli Stati collaboratori è lunga e articolata: Azerbaijan, Sri Lanka, Hong Kong, Malesia, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Uzbekistan. Questi paesi furono utilizzati come paesi di “scalo”. Ad esempio, la Siria offrì alcuni centri di detenzione sul suo territorio tra cui il tristemente famoso carcere “La Tomba”; mentre l’Afghanistan conta almeno tre prigioni segrete tra cui la “Prigione nera” di Kabul. Nella lista compaiono anche l’Indonesia, la Giordania e il presunto nemico giurato degli Stati Uniti: l’Iran. L’Egitto alle prese con il suo processo di democratizzazione, risulta essere lo Stato che ha ospitato il più alto numero di detenuti fantasma. E ancora: Algeria, Etiopia, Kenya, Malawi, Mauritania, Zimbabwe e Marocco, distintosi per il suo ruolo in svariate operazioni di consegna straordinaria. Sul suolo marocchino sono presenti almeno due luoghi di detenzione: il centro di detenzione di Témara e il carcere di Ain Aouda entrambi nei pressi di Rabat. Infine Libia, Somalia e Sud Africa completano la lista.Ma per trovare dei siti neri non è necessario spingersi sino alle latitudini della baia di Guantanamo, è sufficiente andare a cercare in europa dell’Est, nella vicina Romania o appunto in Polonia.