AMBIENTE. UE, COVID-19 e il Pacchetto Aria Pulita

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Aderendo al proclama OCSE secondo cui «l’inquinamento atmosferico è destinato a diventare, entro il 2050, la prima causa ambientale di mortalità a livello mondiale, superando le acque insalubri e la mancanza di servizi igienici», il 18 dicembre 2013 la Commissione Europea varava il “Pacchetto Aria Pulita”, composto da: strategia della Commissione per il raggiungimento degli obiettivi esistenti e la definizione di ulteriori nuovi fino al 2030; revisione della direttiva sui limiti di emissione nazionali (più rigorosi per le principali sostanze inquinanti); direttiva per ridurre l’inquinamento da impianti di combustione medi; proposta di approvazione delle norme internazionali sull’inquinamento atmosferico (protocollo di Göteborg). Il programma, preso atto dei danni causati alle popolazioni e all’ambiente naturale dell’Europa e del fatto che le norme di qualità dell’aria UE risultavano tra le meno rigorose tra i paesi sviluppati, s’impegnava ad attuare una strategia “ad hoc” per farvi fronte. Venivano anche illustrate le opportunità economiche che il miglioramento dell’aria implicherebbe per le tecnologie pulite e importanti imprese ingegneristiche UE, che ricavano fino al 40% del reddito dal settore ambientale.

Scopo del “Pacchetto Aria Pulita” è la diminuzione dell’inquinamento atmosferico in tutta l’Unione Europea per ridurre gli impatti sulla salute e sull’ambiente entro il 2030. In primo piano vi sono quelle patologie (asma, problemi cardiovascolari, ecc.) che determinano “giornate lavorative perse per malattia e maggiori costi per i servizi sanitari, in particolare per i bambini e gli anziani”. I problemi di salute connessi alla scarsa qualità dell’aria sono particolarmente gravi nelle zone urbane edificate e rappresentano la causa principale di morte prematura in tutta l’UE. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente «nonostante la diminuzione d’inquinanti atmosferici, circa il 20% della popolazione urbana dell’UE vive in aree esposte a concentrazioni superiori ad almeno uno standard di qualità dell’aria. Ogni anno, in Europa, l’esposizione al particolato è responsabile di circa 400.000 decessi prematuri con forte incidenza nei paesi dell’Europa centrale e orientale».

Il 5 marzo 2020 il Consiglio Europeo adottava conclusioni sulla qualità dell’aria intese a fornire una guida politica per i lavori futuri nella lotta all’inquinamento atmosferico. L’esistente “Pacchetto Aria Pulita”, secondo i risultati di conformità alle direttive europee, risultava aver significativamente contribuito ad un miglioramento. Sebbene il numero di persone esposte sia decisamente diminuito a partire dal 2008, il tema della qualità dell’aria resta uno dei più delicati per le implicazioni sulla comunità umana e gli effetti nocivi sugli ecosistemi. Il Consiglio Europeo ha però ritenuto che gli standard stabiliti per la qualità dell’aria (in particolare i valori limite), fossero stati efficaci e restassero fondamentali per la tutela della salute dei cittadini. Inoltre il Consiglio accoglieva con entusiasmo il proposito della Commissione, definito nell’ambito dell’European Green Deal, di affrontare l’inquinamento attraverso azioni correttive preventive, inclusa la revisione degli standard di qualità dell’aria.

Tuttavia, è stato durante l’epidemia da Covid-19 che l’inquinamento atmosferico, soprattutto derivante dalle attività industriali, si è drasticamente ridotto in Europa. Grazie alle misure adottate per contrastare il contagio (lockdown, arresto dei trasporti e della circolazione), le immagini riprese dal satellite “Sentinel-5P” del programma Copernicus (a cura dell’Agenzia Spaziale Europea) hanno chiaramente mostrato un calo della concentrazione di diossido di azoto in Francia, Italia e Spagna per tutto il mese di marzo. L’assenza del “Pacchetto Aria Pulita” tra le 10 iniziative prioritarie, proposte il 12 novembre 2014, come linee guida della nuova Commissione Europea, dall’allora Presidente, Jean-Claude Juncker, sembra essere stata colmata, quasi 6 anni dopo, da una pandemia. Questo benché le evidenze epidemiologiche sull’inquinamento dell’aria fossero già ampiamente riconosciute dall‘Organizzazione Mondiale della Sanità e nonostante l’appello lanciato da associazioni ambientaliste e mediche europee e internazionali.

Redazione