AMBIENTE. Seul spegne le centrali a carbone

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La Corea del Sud bloccherà l’attività fino a un quarto delle sue centrali elettriche a carbone nei prossimi tre mesi, anche se la domanda di elettricità raggiunge i picchi durante l’inverno che si rivela molto rigido, mentre cerca di affrontare l’inquinamento atmosferico, ha detto Seoul il 28 novembre.

L’undicesima economia più grande del mondo, riporta Afp, sta lottando per affrontare la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica per le particelle sospese nell’aria e gli inquinanti, noti come “polveri sottili”, che hanno sollevato i timori dell’opinione pubblica per i danni ambientali ormai onnipresenti.

L’inquinamento atmosferico è designato come un “disastro sociale” e molti cittadini sudcoreani incolpano la Cina, vista come “fonte dei venti prevalenti” e il più grande inquinatore del mondo, che è a sua volta più frequentemente colpita da periodi di vero soffocamento causato da una qualità dell’aria pessima. La Corea del Sud è generalmente povera di risorse, ma gestisce ancora 60 centrali a carbone, che forniscono oltre il 40% dell’energia elettrica del paese.

Almeno otto e ben 15 avranno le operazioni sospese dal 30 novembre fino al 29 febbraio, si legge in un comunicato del ministero del Commercio, dell’Industria e dell’Energia sudcoreano.

Gli impianti rimanenti ridurranno la produzione all’80% della capacità nello stesso periodo, prosegue il comunicato, aggiungendo che le misure intenderebbero ridurre la produzione di polveri sottili del settore fino al 44%.

Ma la prima priorità del ministero dell’Ambiente di Seul resta comunque quella di mantenere una «alimentazione stabile» delle centrali per garantire il riscaldamento.

La domanda di energia elettrica aumenta per il riscaldamento in inverno e si prevede che raggiunga il suo apice nella quarta settimana di gennaio. A quel tempo ai negozi sarà vietato tenere le loro porte aperte come misura di risparmio energetico, ha detto il Ministero, con i trasgressori multati fino a tre milioni di won pari a circa 2.500 dollari per ogni infrazione.

Lucia Giannini