AMBIENTE. Rischi bancari per la finanza verde dell’UE

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Se le banche dell’UE devono mobilitare una quota maggiore di prestiti per progetti sostenibili, avranno bisogno di un quadro politico affidabile, di obiettivi di performance interni chiari e delle relative competenze. Lo European Green Deal della Commissione definisce il fabbisogno di investimenti massicci in diversi settori, pari potenzialmente all’1,5% del Pil annuo dell’Ue. Per raggiungere questi obiettivi è chiaro che, oltre ai vari strumenti dell’Ue e della Banca europea per gli investimenti, Bei, i mercati europei dei capitali, le banche e altre istituzioni finanziarie dovranno riallocare in modo significativo i finanziamenti. 

Nella dichiarazione politica della Commissione di dicembre è stata menzionata una revisione di come una prudente regolamentazione rifletta i rischi climatici e come tratti le attività verdi; un riferimento a precedenti dichiarazioni secondo cui sarebbe stato inserito un “fattore di supporto verde”, riporta il blog belga Bruegel.

L’emissione di obbligazioni verdi del 2019, che designano progetti certificati e sono commercializzati ad un gruppo di investitori in espansione vincolati da standard ambientali, sociali e di governance, ha superato ancora una volta nettamente il totale di 167 miliardi di dollari registrato nel 2018. L’adozione dello standard delle obbligazioni verdi dell’Ue darebbe a questo mercato un quadro più trasparente, basandosi sui vari standard privati per questa classe di attività.

Ma i prestiti bancari, non i mercati dei capitali, continueranno a fornire la maggior parte dei finanziamenti. Affinché le banche possano espandere in modo decisivo la finanza verde come linea di business, avranno bisogno prima di tutto di un quadro politico affidabile su aspetti quali il prezzo del carbonio o gli obiettivi per la creazione di energia rinnovabile. Affinché le banche possano stabilire questa linea di business in modo più solido, i proprietari pubblici e privati dovranno stabilire chiari obiettivi di performance interni. 

Un’indagine della Banca Centrale Europea suggerisce che gli standard di credito bancario per i prestiti alle imprese si sono costantemente allentati negli ultimi due anni. La concorrenza nel settore e la percezione del rischio hanno indotto le banche ad essere più disponibili alle condizioni di prestito; ma il pericolo è che le banche dell’Ue potrebbero ora aspettare senza fine di fare chiarezza su ulteriori misure Ue che potrebbero sostenere la finanza verde; ad esempio l’espansione delle garanzie di credito offerte dalla Bei unite a quelle private. Inoltre si prevede che potrebbe essere offerto uno sconto sul capitale bancario richiesto per esposizioni “verdi” che la regolamentazione comunitaria cercherebbe di ridurre i costi e di espandere la disponibilità di finanziamenti verdi. Però sottoporre la solidità della banca all’obiettivo politico di stimolare la finanza verde sarebbe un errore. E soprattutto, la riduzione dei costi di capitale potrebbe non essere immediatamente efficace. 

La finanza verde dovrà essere adeguatamente qualificata e guidata da una strategia coerente all’interno delle banche dell’Unione. Data la prevedibilità della regolamentazione e delle politiche, questa potrebbe diventare una linea di business redditizia in un settore altrimenti strutturalmente debole. Le competenze e un quadro chiaro a livello Ue potrebbero anche essere un importante vantaggio nelle operazioni estere sostanziali delle banche dell’Ue, soprattutto nei mercati emergenti, dove gli investimenti sostenibili sono più necessari. Il sostegno pubblico potrebbe colmare alcuni fallimenti del mercato, anche se dovrebbe essere altrimenti limitato.

Lucia Giannini