Ambiente: il compromesso di Lima

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PERU’ – Lima 15/12/2014. Un accordo di compromesso sul cambiamento climatico è stato raggiunto a Lima, il 14 dicembre.

La sera del 13 dicembre, i lavori erano entrati in stallo sul testo relativo alla emissioni di carbonio: non c’era d’accordo con le nazioni in via di sviluppo, tra cui Cina e India. Il testo finale dell’accordo oggi stabilisce che le nazioni del mondo hanno «responsabilità comuni ma differenziate» per quanto riguarda il cambiamento climatico, e che le nazioni ricche dovrebbero svolgere un ruolo primario nel  taglio delle emissioni, dato il loro stato di sviluppo avanzato e maggiori mezzi finanziari. Inoltre, la risoluzione modificata istituisce anche un sistema di “perdite e danni” per aiutare i paesi in via di sviluppo, in particolare le piccole nazioni insulari minacciate dall’innalzamento del livello del mare. L’accordo è effettivamente un modello quadro per la creazione di documenti nazionali per ciascun paese in vista di un patto globale sul clima che si terrà a Parigi nel dicembre 2015. La conferenza di Parigi dovrà convincere i diversi paesi ad attuare i propri piani di riduzione delle emissioni entro il 2020. Nei prossimi sei mesi, ogni paese dovrà creare una proposta dettagliata interna sui suoi piani per limitare le proprie emissioni di gas serra da petrolio, gas e carbone.

La Cina e altri paesi in via di sviluppo avevano fatto resistenza alle prime bozze del piano, che riportava la parità di responsabilità tra le nazioni sviluppate e qelle in via di sviluppo nella lotta ai cambiamenti climatici. Questo dato è stato considerato come un tentativo di bloccare lo sviluppo economico dei paesi. L’idea di pari responsabilità era considerata ingiusta perché gran parte dell’inquinamento nei paesi in via di sviluppo viene emesso nella produzione di beni e delle risorse destinate al mondo sviluppato. 

L’Accordo di Parigi del 2015 sul clima sarà il terzo tentativo negli ultimi 20 anni di creare un piano globale sul cambiamento climatico dopo i fallimenti del 1997 e del 2009. Considerando che l’accordo del 1997 di Kyoto non ha tenuto conto delle emissioni dei paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India, e il vertice di Copenaghen del 2009 è stato considerato un fallimento proprio perché le nazioni in via di sviluppo non potevano accettare l’idea di pari responsabilità, dati i diseguali punti di partenza dei paesi.