AMBIENTE. Il detonatore della nuova coscienza ambientalista: COVID-19

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Lanciata nel 2010 dall’Unione europea e dai suoi Stati membri, la strategia di crescita sostenibile “Europa 2020”, volge al termine del suo decennio proprio nell’anno del Covid-19.

Tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2020, a tutela dell’Ambiente, l’UE si era principalmente posta di limitare del 20% o persino 30% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, ricavare il 20% del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili e aumentare l’efficienza energetica del 20%.

I leader dell’UE avevano individuato le principali aree d’intervento in grado di favorire la crescita e l’occupazione attraverso 7 iniziative prioritarie e in particolare la seguente a favore dell’Ambiente: Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse che intende sganciare la crescita economica dall’uso delle risorse, sostenendo il passaggio verso un’economia a basse emissioni di CO2, un maggiore ricorso alle fonti energetiche rinnovabili, lo sviluppo delle tecnologie verdi e di un settore dei trasporti più moderno, oltre a promuovere l’efficienza energetica.

Il Covid-19 sembra aver fatto da detonatore ad un’effettiva presa di coscienza e di azione da parte degli Stati, agendo a favore dell’Ambiente in un tempo relativamente breve (due mesi), più di quanto non abbiano fatto le politiche e i protocolli internazionali da tempo concordati e in parte realizzati. L’imposizione delle misure di restrizione alla circolazione in tutti gli Stati europei (e non solo), ha infatti dato nuovo “respiro” alla Terra.

L’UE, dopo aver raggiunto e superato gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi/COP21 del dicembre 2015 (dal 2018 le emissioni di gas a effetto serra sono state ridotte del 23%, ovvero tre punti percentuali al di sopra dell’obiettivo iniziale del 20%), che punta a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e a proseguire gli sforzi per mantenerlo entro 1,5°C, deve più che mai continuare ad escogitare soluzioni innovative per contrastare l’uso/abuso delle risorse e realizzare un equilibrio sostenibile col pianeta e l’Ambiente.

Le conclusioni scaturite dal riesame della strategia di Europa 2020, ad opera del Consiglio europeo di primavera del 19 e 20 marzo 2015, già avevano ribadito per l’Ambiente, piena integrazione del mercato europeo dell’energia, efficienza energetica per contenere la domanda, decarbonizzazione dell’economia, nonché ricerca, innovazione e competitività. Il Consiglio europeo aveva chiesto dunque di accelerare i progetti delle infrastrutture per l’energia elettrica e il gas, comprese le interconnessioni con le regioni periferiche.

In tale ottica si colloca l’adozione da parte dell’UE degli atti legislativi (dicembre 2018) facenti parte del cosiddetto pacchetto “Energia pulita”, ossia: 1) una direttiva riveduta sull’efficienza energetica; 2) una direttiva riveduta sull’energia rinnovabile; 3) un regolamento sulla governance. Il pacchetto è fondamentale per realizzare gli obiettivi in materia di clima ed energia per il 2030 e definisce i meccanismi di collaborazione e controllo per gli Stati membri dell’UE nel settore energetico.

Il Consiglio europeo del 23 aprile 2020, riunitosi in videoconferenza, nell’affrontare la crisi attuale, ha ribadito che la transizione verde e la trasformazione digitale avranno un ruolo centrale e prioritario nel rilancio e nella modernizzazione della nostra economia. Gli investimenti in tecnologie e capacità pulite e digitali, insieme all’economia circolare, contribuiranno a creare occupazione e crescita e consentiranno all’Europa di sfruttare al massimo il vantaggio del pioniere nella corsa mondiale alla ripresa, rendendoci più resilienti e meno dipendenti in seguito alla diversificazione delle nostre catene di approvvigionamento fondamentali. 

Redazione