AMBIENTE. Il complesso equilibrio tra biodiversità e agricoltura

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Nel conflitto irrisolto tra biodiversità e agricoltura, a perdere è sopratutto la Natura. La Giornata Mondiale della Biodiversità 2020 ha lumeggiato tutte le contraddizioni della politica mondiale che a parole è favorevole all’ambiente, ma in realtà non lo tutela.

Secondo le parole del Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: «Per la generazione dei miei figli, l’Europa è un’aspirazione unica. È un’aspirazione a vivere in un continente naturale e sano. Vivere in una società in cui puoi essere quello che sei, vivere dove vuoi, amare chi vuoi e mirare in alto quanto vuoi. È un’aspirazione di un mondo pieno di nuove tecnologie e valori secolari, di un’Europa che assume la guida globale delle principali sfide dei nostri tempi».

Il Covid-19 ha invece svelato una falla in un sistema che credevamo perfetto e quasi pensavamo ci avrebbe garantito l’immortalità. La Natura, che non smette mai – in forme diverse – di reclamare il suo ruolo fondamentale sul Pianeta, si è espressa attraverso minuscole particelle, invisibili a occhio nudo, che stavolta hanno invaso loro i nostri organismi. L’UE, che cerca di perseguire una politica sostenibile attraverso il Green New Deal for Europe, è risultata scalzata dagli eventi.

Quindi, quest’anno la Giornata Mondiale della Biodiversità (22 maggio), proclamata nel 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica firmata a Nairobi, in Kenya, nel 1992, con l’obiettivo di tutelare la diversità biologica del Pianeta, si è svolta in un contesto drammatico, che ha messo in luce tutte le contraddizioni insite in una politica mondiale che si dice a favore dell’ambiente, ma in realtà finora non è stata in grado di tutelarlo efficacemente.

Purtroppo, è stato il Covid-19 a ricordarci l’importanza di proteggere la diversità biologica del Pianeta poiché oltre il 30% delle epidemie degli ultimi decenni è stato determinato dall’uso invasivo del suolo a seguito della colonizzazione umana delle foreste pluviali tropicali. Nonostante ciò, la biodiversità è sempre più a rischio, dall’Amazzonia al Mediterraneo. L’Ipbes, organo di ricerca delle Nazioni Unite dedicato alla biodiversità, ha riconosciuto, con la pubblicazione dell’ultimo Global Assessment Report, che il danno che stiamo procurando alla Terra non può più essere giustificato come un qualcosa di esterno. Colpendo la Natura è direttamente noi stessi che danneggiamo.

Tra le cause che più incidono sulla perdita di biodiversità ci sono l’agricoltura e l’allevamento per l’industria e la strategia UE ha riportato progressi alquanto modesti. In Europa si registra infatti una biodiversità peggiorata (dal 2010 ad oggi), tanto negli ecosistemi agricoli che forestali, con una percentuale minima di specie (23%) e habitat protetti (16%) che risultano ancora in uno stato di conservazione soddisfacente. Secondo Legambiente, “Biodiversità a rischio” (rapporto sullo stato di salute delle specie viventi, sui principali fattori di rischio e sulle strategie da adottare per far fronte alla perdita della diversità biologica), l’unico traguardo che potrebbe essere raggiunto consiste nella tutela di alcune aree marine e terrestri.

L’agricoltura è dunque indissolubilmente legata alla salvaguardia dell’ambiente e gioca un ruolo fondamentale sul fronte della sostenibilità, che della biodiversità è presupposto imprescindibile.
Per contrastarne la perdita in Europa e nel mondo il Green New Deal e la strategia Farm to Fork propongono azioni e obiettivi ambiziosi da parte dell’UE, che se intende “assumere la guida globale delle principali sfide dei nostri tempi” dovrebbe al più presto adottare politiche risolutive e determinate a favore della Natura.

Redazione