AMBIENTE. È tempo per l’acqua

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Si attendeva il 5 giugno per celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente, sperando che le coscienze fossero state rese più sensibili al tema a seguito della pandemia da Coronavirus. Tuttavia, la realtà non smette mai di superare se stessa e proprio il 5 giugno si è verificata l’uccisione, nel Kerala, in India, di un’elefantessa incinta, che aveva ingoiato un ananas pieno di petardi e ha cercato di lenire le proprie sofferenze nell’acqua di un fiume, morendovi. Il frutto non era destinato all’elefante, ma ad un possibile cinghiale perché lì vivono popolazioni il cui sostentamento proviene solo ed unicamente da ciò che coltivano. La terra coltivata è però oggetto di devastazioni da parte degli animali (soprattutto cinghiali) che vanificano le fatiche dei contadini.

Al di là dell’atto vandalico nei confronti dell’elefantessa, in questa tragedia si può cogliere la disperazione di quelle genti il cui primo obiettivo è costituito dalla sopravvivenza alimentare e non dalla conservazione di un equilibrio armonico con la natura. Da ciò si comprende quanto agricoltura ed ambiente siano strettamente interconnessi e la regolamentazione della prima possa svolgere un ruolo fondamentale a favore del secondo. Il Green New Deal lo ha pienamente evidenziato, dando ampio spazio alla gestione sostenibile di acqua e suolo. La politica agricola attuale e ancor più quella dei prossimi anni (2021-2027) dovrà essere integrata da obblighi di natura ambientale. L’acqua, risorsa fondamentale per l’agricoltura, ma soprattutto per la vita sul Pianeta sarà oggetto di grande tutela.

L’Unione europea, con la Direttiva Quadro sulle Acque del 23 ottobre 2000 (2000/60/CE) si era già prefissa i seguenti obiettivi: ampliare la protezione delle acque, sia superficiali che sotterranee; raggiungere lo stato di “buono” per tutte le acque entro il 31 dicembre 2015; gestire le risorse idriche sulla base di bacini idrografici indipendentemente dalle strutture amministrative; procedere attraverso un’azione che unisca limiti delle emissioni e standard di qualità; riconoscere a tutti i servizi idrici il giusto prezzo che tenga conto del loro costo economico reale; rendere partecipi i cittadini delle scelte adottate.

Per il periodo 2021-2027 è previsto l’aggiornamento dei piani di gestione dei distretti idrografici, gli strumenti di pianificazione di tutti gli usi dell’acqua (civile, industriale, agricolo). Questo potrebbe consentire l’avvio di politiche integrate che, attraverso medesime azioni, possano rispondere a più obiettivi, sia in termini di competitività agricola che di salvaguardia delle risorse naturali.  La fase post Covid-19, potrebbe essere l’occasione per escogitare nuove soluzioni per l’agricoltura, ripensandola in chiave ecologica.  L’UE mira alla produzione di cibo di qualità, ma sostenibile per l’ambiente, grazie all’applicazione di tecniche agronomiche ecocompatibili.

Gli agricoltori potrebbero diventare i veri protagonisti di questo nuovo modo tecnologico di fare agricoltura. La connessione in banda larga, già avviata nell’attuale fase di sviluppo rurale, consentirebbe la diffusione di strumenti di precisione e del digitale, onde migliorare le tecniche agricole e la qualità della vita nelle aree rurali. La strategia Farm to Fork e il Green New Deal si potrebbero così integrare con la nuova Pac, sostenendo gli agricoltori nel miglioramento delle loro prestazioni ambientali e climatiche.

L’auspicio è che l’acqua venga utilizzata esclusivamente come fonte di vita, a beneficio dell’ambiente e dei prodotti, e non più intesa come epilogo. Tuttavia, la Commissione Europea nella rendicontazione, pubblicata il 26 febbraio 2019, ha fatto un ritratto molto negativo sull’applicazione della Direttiva Quadro sulle Acque: gli Stati Membri non sono sulla buona strada per conseguire, entro il 2027, l’obiettivo del “buono stato ecologico”, previsto dalla normativa comunitaria per i fiumi, i laghi, le zone umide, i corsi d’acqua, le acque sotterranee e le acque di transizione e costiere. 

Redazione