AMBIENTE. Come Pechino potrebbe dismettere l’uso del carbone

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Secondo uno studio del settore energetico, la Cina può arrivare a eliminare l’energia ottenuta dal carbone e mantenere il riscaldamento del clima entro i 2 gradi Celsius entro il 2050, o anche prima, senza un grave impatto economico. Anche il raggiungimento di un obiettivo più ambizioso di mantenere il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius insieme a un’eliminazione graduale dell’energia a carbone sarebbe possibile, secondo lo studio, ma richiederebbe una pianificazione meticolosa e un sostegno finanziario per il ritiro degli impianti.  

Lo studio effettuato dai dei ricercatori del Centro per la sostenibilità globale dell’Università del Maryland, dell’Energy Research Institute of China’s National Development and Reform Commission e della North China Electric Power University di Pechino dimostra che un’eliminazione graduale sostenibile dell’energia a carbone in Cina è possibile, riporta Scmp: il rapporto offre un percorso per quando e come l’industria cinese dell’energia a carbone potrebbe essere messa a riposo. 

L’eliminazione graduale dell’energia a carbone ora contribuirebbe invece a ringiovanire l’industria: viene delineata una triplice strategia per la transizione della Cina verso un’energia più pulita, fermando la costruzione di nuove centrali elettriche a carbone, chiudendo quelle vecchie e inefficienti e spostando la restante produzione di energia elettrica a carbone dalla base al carico di picco nel sistema elettrico. Circa 3.000 centrali elettriche sono state valutate per la “priorità di pensionamento” in base alle loro caratteristiche tecniche, alla redditività, all’impatto ambientale, alla stabilità della rete e alla composizione del patrimonio netto. Queste centrali rappresentano oltre il 90% della capacità di produzione di energia elettrica elencata dal gruppo industriale China Electricity Council.

Lo studio ha rilevato che il 18 per cento delle centrali elettriche a carbone esistenti, o un totale di 112 gigawatt di capacità di generazione, quelle descritte come “a basso impatto”, potrebbero essere chiuse a breve termine. Si trattava di centrali vecchie, di piccole dimensioni e inefficienti, o di generatori auto-utilizzati, di proprietà e gestiti da imprese che non erano presenti sulla rete nazionale. La maggior parte si trova nel nord e nel nord-est della Cina. Assieme alle chiusura, i ricercatori affermano che la costruzione di nuove centrali deve essere interrotta, e quelle rimaste potevano continuare a funzionare per 20-30 anni con una graduale riduzione delle ore di funzionamento. 

Questa strategia potrebbe aiutare a ridurre il rischio di avere asset bloccati e garantire che la rete elettrica rimanga stabile, e potrebbe anche aiutare a spostare molte delle centrali dalla base al carico di picco nel sistema elettrico. Il rapporto dice che la Cina potrebbe mantenere il riscaldamento entro 1,5 gradi Celsius entro il 2050 se fornisse un sostegno finanziario per incoraggiare a chiudere le centrali a carbone a favore di progetti di energia rinnovabile su larga scala.

I ricercatori hanno anche notato che la Cina ha la più grande capacità di produzione di energia elettrica a carbone del mondo e che le sue decisioni avrebbero un effetto significativo sugli obiettivi climatici globali. La Cina rappresenta circa la metà del consumo mondiale di carbone ed è la maggiore fonte di emissioni di gas serra.

Lucia Giannini