La Rubrica #cyberlawdiritto/18

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ITALIA – Catania. 02/03/14. Accesso ad Internet tra i diritti fondamentali dell’Unione europea: la proposta è stata dichiarata ricevibile dal Parlamento europeo. Parte l’esame procedimentale della petizione iscritta nel ruolo generale con il n. 0755/2013, finalmente la Commissione per le petizioni si esprime sulla ricevibilità della proposta.

Dopo aver presentato ufficialmente la proposta alla competente Commissione del Parlamento Europeo per l’introduzione del diritto di accesso ad Internet tra le norme europee, utilizzando lo strumento della petizione disponibile all’interno del sito istituzionale del Parlamento europeo, allo scopo di richiedere l’introduzione di un nuovo art. 3-bis TUE ”Diritto di accesso ad Internet nella Società europea dell’Informazione”, recante norme volte a garantire il riconoscimento del diritto di accesso ad Internet tra i principi fondamentali dell’Ue” in data  15 aprile 2013 e dopo aver ricevuto in data 18 giugno 2013 la lettera ufficiale in cui viene comunicato l’avvio dell’esame procedimentale della petizione iscritta nel ruolo generale con il n. 0755/2013, finalmente la Commissione per le petizioni si esprime sulla ricevibilità della proposta.
In particolare, con una lettera ufficiale del 13 febbraio 2014, il Presidente della Commissione per le petizioni Erminia Mazzoni mi ha comunicato in qualità di autore della petizione e autore del Manifesto avente ad oggetto la proposta in esame che, a seguito dell’esame della petizione, le relative questioni sollevate sono state dichiarate ricevibili a norma del regolamento del Parlamento europeo, in quanto riguardanti una materia che rientra nell’ambito dell’attività dell’Unione europea. Per tale ragione, la Commissione ha avviato l’esame della proposta nel merito, decidendo altresì di chiedere alla Commissione europea di svolgere un’indagine preliminare sui vari aspetti della proposta, alla luce delle rilevanza della questione.
Si tratta di una decisione estremamente importante perché consente alle competenti istituzioni europee di esaminare la proposta normativa oggetto della petizione per valutarne l’impatto giuridico e sociale, con la possibilità di risolvere una volta per tutte le conseguenze negative del digital divide esistente a livello europeo mediante un intervento normativo realizzato direttamente a livello dei principi giuridici dell’ordinamento europeo.
In tal senso, il prospettato intervento della Commissione europea, nell’ambito dell’iter procedimentale delineato dalla Commissione per le Petizioni, può valorizzare ulteriormente svariati aspetti della proposta, alla luce della notoria e generale attenzione che la Vice Presidente Neelie Kroes (Responsabile dell’Agenda Digitale Europea) da sempre dedica al settore di Internet e delle nuove tecnologie digitali.
Sicuramente, tale occasione può rappresentare una svolta storica nel contesto del progressivo processo di diffusione dei servizi ICT, grazie al pronunciamento degli organi competenti dell’Unione europea, le cui argomentazioni potrebbero innovare profondamente il panorama normativo vigente per garantire l’accesso alla rete Internet, quale pre-requisito indispensabile diretto ad assicurare il concreto esercizio di fondamentali diritti e libertà configurabili online, partendo da un’irrinunciabile situazione di uguaglianza digitale che si manifesta con l’avvento della Società dell’Informazione nell’ambito dell’era digitale.
In tale prospettiva è evidente che la Società dell’Informazione è caratterizzata dalla diffusione generalizzata delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, grazie alla disponibilità sempre maggiore di computer, dispositivi mobili e nuovi media comunicativi che consentono di creare una grande “ragnatela globale” tipica del cyberspazio in modo da poter mettere in contatto tutti gli utenti in qualsiasi momento e in ogni luogo. Si delinea una nuova forma di uguaglianza sociale strettamente connessa alla condizione di accessibilità alle nuove tecnologie che alimenta il noto fenomeno dell’esclusione digitale, per indicare la grave e preoccupante situazione di impossibilità da parte di un’ampia percentuale della popolazione mondiale di accedere alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, alla luce della rilevanza che il fattore “knowledge” ha assunto con l’avvento della Società dell’Informazione.

Secondo costanti ed autorevoli dati statistici periodicamente elaborati risulta esistente una preoccupante situazione di divario digitale provocata da difformi condizioni di accessibilità alle tecnologie con il rischio di generare una duplice categoria di individui di “seria A” (inclusi digitali) e individui di “serie B” (esclusi digitali), incrementando la forma di diseguaglianza sociale tipica della Società dell’Informazione: la cd. “diseguaglianza digitale”.
La rivoluzione digitale impone la necessità di predisporre una nuova, inedita e creativa modifica giuridica dei principi fondamentali per assicurare un’effettiva protezione delle situazioni soggettive che si manifestano nello spazio virtuale della Rete e garantire il diritto di accesso ad Internet in termini di valore assoluto e inderogabile.
In questo senso, risulta indispensabile intervenire direttamente a livello dei principi fondamentali dell’Unione europea mediante l’enunciazione di un nuovo art. 3-bis TUE che formalizzi la rilevanza dell’accesso ad Internet quale strumento indispensabile per favorire lo sviluppo di un’economia digitale europea basata su contenuti e applicazioni online per promuovere l’innovazione, la crescita economica, l’occupazione e migliorare i servizi resi a cittadini e imprese, offrendo nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ed efficace a beni e servizi transfrontalieri disponibili nel cyberspazio che circolano nel mercato unico europeo. In assenza di un intervento normativo di questa portata, il rischio inevitabile è quello di realizzare un’Europea a due velocità, in cui ciascun Paese va per conto proprio nella predisposizione di programmi di alfabetizzazione informatica per la rimozione del digital divide, con la contemporanea esistenza di cittadini europei di “seria A” e cittadini europei di “serie B” (esclusi digitali).
Il riconoscimento del diritto di accesso ad Internet tra i principi fondamentali dell’Unione europea è finalizzato a promuovere un mercato unico digitale e un’effettiva interoperabilità tra i prodotti e i servizi delle tecnologie dell’informazione, consentendo di investire in Reti di Nuova Generazione, migliorare l’alfabetizzazione e l’inclusione digitale in Europea e potenziare le condizioni di realizzazione del mercato unico europeo.
L’Unione europea può vivere una storica stagione riformatrice, proprio nel momento in cui, con la creazione di un’Agenda digitale europea, l’istituzione di un commissario ad hoc (responsabile del settore e contemporaneamente vice-Presidente della Commissione europea) può rappresentare un utile strumento per avviare una riflessione finalmente matura e consapevole sul tema delle tecnologie digitali, auspicando un approccio normativo volto al riconoscimento del diritto di accesso ad Internet tra i principi fondamentali europei, per evitare un Europea digitale a due velocità in cui il Nord Europa viaggia a pieno ritmo e il Sud vive in un’endemica situazione di arretratezza tecnologica, che preclude la possibilità di miglioramento degli standard economici e politici esistenti per assicurare un maggiore sviluppo su tutto il continente europeo.

Angelo Alù. Coordinatore Dirittodiaccesso.eu, Presidente GY

 angelo.alu85@gmail.com

skype: angelo.alu.85

Introduzione dell’nuovo articolo 3-bis del Trattato sull’Unione europea (“diritto di accesso ad Internet nella Società europea dell’Informazione”) recante norme volte al riconoscimento del diritto di accesso ad Internet. Dopo l’articolo 3 TUE è inserito il seguente articolo:

«L’Unione europea promuove la libertà e la parità di accesso ad Internet, garantendo a tutti i cittadini europei la piena disponibilità delle infrastrutture di comunicazione e di informazione attraverso cui si realizza lo sviluppo della società dell’informazione. L’Unione europea incoraggia il perseguimento dei vantaggi offerti dalla “rivoluzione digitale” per assicurare la realizzazione del progresso sociale caratterizzato dal miglioramento della qualità di vita dei cittadini, delle condizioni dei lavoratori, della crescita economica e della competitività globale dell’industria e dei servizi europei. L’Unione europea assicura che ogni individuo abbia uguale diritto di accesso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Information and Communication Technologies, ICT) per creare un ambiente favorevole nel quale si possano sviluppare abilità e servizi informatici. L’Unione europea promuove una società e un’economia basate su Internet per garantire una partecipazione attiva ed efficiente su e attraverso Internet. L’inclusione sociale implica la possibilità di accesso e l’uso effettivo delle tecnologie digitali. I cittadini europei devono avere accesso online diretto e interattivo a conoscenze, istruzione, formazione, amministrazione, servizi sanitari, cultura, attività ricreative, servizi finanziari.
L’Unione europea costruisce e rafforza un modello sociale europeo caratterizzato dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in modo che tutti abbiano accesso a servizi e contenuto nella propria lingua, per uno sviluppo sostenibile di una società basata sulla conoscenza più competitiva del mondo.
L’accesso ad Internet può essere limitato solo per ragioni necessarie motivate e proporzionali al pericolo da evitare e che siano compatibili con il carattere aperto e globale di Internet. L’Unione europea combatte il digital divide e le disuguaglianze digitali, garantendo che donne e uomini abbiano parità di accesso rapido e sicuro a Internet per imparare, usare e organizzare gli strumenti tecnologici. Afferma e promuove un’Europa informaticamente alfabetizzata basata sull’inclusione sociale, diminuendo il divario tra ricchi e poveri nella società europea caratterizzata da un ampio accesso ai servizi a banda larga mediante infrastrutture di informazione sicure. Nelle relazioni con gli Stati membri l’Unione europea promuove e incoraggia la democrazia digitale e il voto online per consentire una democrazia partecipativa basata sulla cittadinanza attiva, evitando qualsiasi forma di censura o filtraggio, nel rispetto delle competenze che le sono attribuite dai trattati».