Dalle carceri la nuova tattica di al Qaeda

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MAURITANIA – Nouakchott 17/08/2013. Dall’intervento in Mali, sembrano essersi ridotte le possibilità di attacchi qaedisti in grande stile.

È quanto scrive Magharebia.com, quotidiano on line che da 2004 copre l’area Mena. Mokhtar Belmokhtar e la sua al-Mouwakoune Bi-Dima (La brigata di coloro che firmano col sangue) sembrano incapaci, privi come sono di fondi, di portare avanti nuove azioni coordinate, ormai fuori da Aqim. Ma neanche la struttura qaedista se la passerebbe tanto bene. Capi uccisi, comandanti in carcere, mancanza di organizzazione stanno costringendo ad un rimescolamento delle carte, scrive il giornale. A luglio, uomini armati hanno fatto irruzione in una prigione alla periferia di Bengasi, liberando più di 1.000 detenuti. Nello stesso mese, al-Qaeda ha rivendicato la responsabilità per l’assalto alle prigioni di Abu Ghraib e Taji a Baghdad,con la fuga di centinaia di terroristi e facendo emettere all’Interpol un allarme internazionale. Precedentemente a giugno 2013, una serie di attacchi armati hanno preso di mira le carceri del Niger, uccidendo diverse persone. Apparentemente, avverte il quotidiano, questa serie di successi può suggerire che al-Qaeda stia riguadagnando terreno, tuttavia, gli esperti sostengono che le uccisioni e la cattura delle migliori figure hanno portato ad una carenza di comandanti carismatici nell’organizzazione. I pianificatori delle operazioni non sono facilmente rimpiazzabili. L’organizzazione ha quindi iniziato a concentrare la sua attività sul morale interno, sul reclutamento dei giovani. Secondo l’analista Abu Bakr al-Ansari  prendere di mira le prigioni per liberare i comandanti è «un’azione alternativa al confronto armato». «Al Qaeda non ha avuto successo nelle sue operazioni e quindi si è concentrata sulle carceri, approfittando della grande facilità che simili operazioni siano riprese dai media, specialmente quelle situate all’interno di capitali e grandi città (…) I leader dell’organizzazione terroristica che possiedono la capacità di formulare idee e articolare i piani elaborati sono stati confinati in prigioni, in Algeria, Mauritania, Marocco, o in Mali, lasciando l’organizzazione confusa e senza leader»ha poi aggiunto. Non c’è altro per al-Qaeda se non attaccare le carceri, approfittando di infiltrati e di cellule dormienti, al fine di creare confusione nei governi e mostrare la sua capacità di al-Qaeda di raggiungere e colpire in profondità questi paesi, nonostante una maggiore sorveglianza. Questa ipotesi è stata indirettamente confermata da un leader di Aqmi: Nasir al-Wahishi, in una lettera ai mass media locali, ha promesso di liberare i membri dell’organizzazione, che sono nelle «prigioni dei tiranni». «La vostra liberazione è vicina questa è la buona notizia: presto sarete fuori nel mondo (…) La vittoria è a un passo, il trionfo è solo a un’ora di attesa», ha detto. Al-Wahishi non ha specificato quali prigioni sarebbero state prese di mirta, ma le carceri del Maghreb sono piene di terroristi e le possibilità infinite. Le carceri mauritane ospitano i membri di Ansar al-Sharia. Molti jihadisti sono in Tunisia e Marocco, le prigioni algerine hanno i comandanti del Mujao e di Aqmi. Il 12 agosto, in risposta alle dichiarazioni del leader terrorista, l’amministrazione penitenziaria algerina «ha innalzato il livello di allerta tra le guardie assegnate a vegliare su di prigionieri accusati di terrorismo ospitati nelle carceri a est, al centro e al sud del Paese», riporta Al-Khabar, quotidiano on line mauritano. Questa misura è arrivata dopo l’allerta per una probabile evasione nella struttura carceraria di Ouargla e in un altro istituto nell’Algeria orientale, come Ghardaia, Ouargla, Illizi e Laghouat. Unità dell’Esercito hano rastrellato la regione di al-Shatata per timore di infiltrazioni terroristiche dalla zona sud-est della Libia. L’allerta algerino potrebbe presto essere replicato in Mauritania, scrive Magharebia.com. La Mauritania aveva già fatto ricorso al trasferimento dei terroristi prigionieri più pericolosi, guidati da Walad Al-Samman, da Nouakchott a una destinazione sconosciuta. Inoltre, il presidente mauritano aveva annunciato nel 2012 che lo scopo di trasferire i terroristi condannati verso una destinazione sconosciuta è quello di garantire la sicurezza al paese, dal momento che i detenuti avevano mantenuto i loro contatti al di fuori prigione.