Algeri, giovani sfiduciati e arrabbiati

63

ALGERIA – Algeri. 03/02/14. Forti critiche dai giovani algerini al presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, accusato di essere da troppi anni al potere.

I giovani commentano : «Aveva 25 anni quando nel 1962 venne chiamato al ministero della gioventù». Fonte elwatan.com: «Cinquant’anni dopo, Bouteflika è ancora lì, promosso, nel frattempo, alla più alta carica dello Stato e con un volto che contrasta nettamente con la gioventù». Sono uscite delle vignette in cui , il presidente, viene disegnato inchiodato a una sedia a rotelle e aggrappato con tutte le sue forze al “Kursi”, «un modo» scrive la testata algerina per illustrare la gerontocrazia al potere.

Lo stesso Buteflika nel 2012 aveva detto che al sua generazione era “cotta”, frase utilizzata dai giovani per chiosarsi,  come a dire che per colpa dei gerontocrazia loro non hanno speranze. Ora c’è molta attesa per una auto riforma promossa dallo stesso presidente. Ma la Generation “tab j’nanou” ha detto: «Gli algerini, ovviamente, non hanno illusioni circa le disposizioni del piano di autoriforma del trio-Said Bouteflika Toufik, che hanno promesso di lasciare il posto alla nuova generazione». 

Secondo, Bendjoudi Abdou, membro fondatore del Movimento Giovanile Indipendente per il cambiamento: «il potere deve essere fondato sulla sua giovinezza». «Noi dobbiamo essere le nuove figure politiche, giovani e dinamici, noi siamo il cambiamento, e non vogliamo essere una continuità con il passato ma vogliamo il cambiamento, rompendo con il regime, ma nella continuità dello Stato». I giovani non vogliono essere cloni del passato, vedi UNJA e FLN, mentre “le nuove generazioni” vogliono essere diverse. 

Le norme varate il 10 maggio 2012, hanno aumentato il numero di giovani nelle liste elettorali, portato a 24.916 candidati, di cui il 15.29% di loro erano sotto i 30 anni e 34.98% erano tra i 31 ei 40 anni. Quindi, in totale, 50.27% dei candidati era inferiore ai 40 anni. La stessa tendenza è confermata nelle elezioni municipali del 29 novembre 2012. E ancora, secondo un sondaggio condotto dalla Association RAJ sulla partecipazione dei giovani alla vita politica conferma questo risultato.

Ma non è tutto rose e fiori, in realtà a vincere alle ultime elezioni in Algeria è stato il “partito dell’astensione” (oltre il 60%). Solo il 16,1% degli intervistati ha riferito di aver partecipato ad una attività politica o comunità durante l’anno elettorale, solo il 4,7% ha aderito l’associazione, 1,7% ad un partito politico e solo il 1,5% sono stati attivi in un sindacato. 

Secondo il sondaggio in estrema sintesi: «50 anni dopo l’indipendenza, il giovane algerino tiene in scarsa considerazione la politica e le istituzioni statali. Vi è un clima di non-fiducia». Diretta da Abdelouahab Fersaoui, l’associazione RAJ ritiene che «questa popolazione giovanile, la maggioranza demografica, vivono in una situazione di stallo. Cerca e parla a se stessa, senza un futuro chiaro, senza prospettive e senza punti di riferimento. I giovani sono presenti nel discorso ufficiale e dei diversi programmi, ma sono assenti, o addirittura esclusi dalla sfera del processo decisionale. Vi sono problemi di disoccupazione, alloggi, l’ingiustizia sociale e la mancanza di libertà crescono, purtroppo, il suicidio dei giovani, al sacrificio, a fuggire dal loro paese (…) alla ricerca di un futuro migliore».

Secondo l’associazione, c’è un “Attivismo 2.0”. Ovvero, vi sono altre forme di impegno civile che appaiono qua e là, spesso senza base ideologica, soprattutto nelle reti non profit e di beneficenza. Impegno civico richiede più la forma di azioni specifiche per sostenere una causa o contro un’ingiustizia. Va inoltre notato tutti questi segni con l’etichetta “giovane” che abbondano su facebook: Club giovani dirigenti algerini, associazione dei giovani nella cittadinanza attiva (più giovani), Gioventù Tébessa, deliberando associazione per lo sviluppo e la crescita giovani, giovani algerini Partito per lo Sviluppo, SOS Movimento Giovanile algerini nazionalisti, Algeria-Rivoluzione, Rivoluzione giovani algerini, Harakat Al-Echabab Djazaïri, ecc. Essi sono attivi sul web, va detto che la stragrande maggioranza di queste sigle sono più simili a forum di discussione e condivisione che non a partiti veri o proprio.

Pochissimi passano dal virtuale all’attivismo in carne e ossa. Quello che capita sui social media è un confronto su tematiche specifiche. Non solo,  il web-attivismo ha mostrato rapidamente i suoi limiti, anche se i giovani amano il fatto che è a zero spese, niente affitto, maggiore libertà di espressione. Ma molti di loro hanno finito per pagare la loro fragilità biologica e scomparire nel web bazar. Gli stessi giovani sono spesso digiuni delle potenzialità del web. I sondaggisti hanno fatto una nuova ricerca: «Abbiamo cercato di entrare in contatto con una dozzina di giovani membri tramite la loro pagina facebook. Invano. Nessuna attività o “reattività” sui social network, come hanno anche approfittato di questo nuovo mezzo per aumentare la loro visibilità e sviluppare la loro comunicazione. Nessun membro ha pensato, per esempio, per installare una sorta di “permanenza virtuale” su FB o Twitter.