Analisi predittiva dei genocidi

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STATI UNITI D’AMERICA – Washington 11/12/2013. Esistono modelli matematici che utilizzano dati socio-politici disponibili per prevedere le atrocità di massa che potrebbero informare preventivamente governi e Ong su come e dove intervenire e quali misure intraprendere.

I modelli che potrebbero essere usati sono emersi dalla Tech Challenge for Atrocity Prevention, concorso gestito dalla US Agency for International Development (Usaid) e Ong Humanity International. I vincitori, annunciati il 18
novembre, oggi stanno lavorando con gli enti organizzatori per sviluppare e testare le innovazioni. I cinque vincitori provenienti da diversi paesi, che hanno vinto tra i 1.000 e i 12.000 dollari, sono stati selezionati tra quasi 100 partecipanti che hanno sviluppato differenti algoritmi per prevedere quando e dove è probabile che accadano atrocità di massa. Circa 1,5 miliardi di persone vivono in paesi colpiti da conflitti che a volte sfociano in genocidi e pulizia etnica, secondo il World Development Report della Banca Mondiale del 2011; la gran parte di questi paesi sono in via di sviluppo. Gli
organizzatori del concorso sperano che i nuovi algoritmi possano aiutare i governi e le organizzazioni per i diritti umani ad identificare zone a rischio, permettendo d’intervenire prima che accadano atrocità di massa. La premessa sta in un dato fatto: certe misure sociali e politiche sono legati ad un aumento della probabilità che avvengano  atrocità. Gli algoritmi utilizzano indicatori socio-politici e dati sulle atrocità del passato. L’algoritmo di David Mace del Caltech (Istituto di Tecnologia della California), ancora solo in fase di progettazione, vede il mondo come un mosaico di regioni nocive e neutre che interagiscono debolmente tra di loro. Modellando il flusso di tensione tra i paesi si dovrebbe prevedere dove i rapporti sono stressati e dove è probabile che si verifichi  la violenza. Daniel Sullivan, della ong United to End Genocide, afferma che: « Gli algoritmi che possono aiutare a identificare le atrocità di massa possono aiutare a focalizzare l’attenzione e le risorse di gruppi come il nostro che cercano di garantire un’attenzione precoce e un’azione che possa fermare o prevenire le atrocità». Ma Sullivan avverte anche che: «Ci sono così tante variabili in gioco con diversi casi di atrocità di massa che è irrealistico pensare che si riesca ad avere subito uno strumento utile in tempi molto brevi».