ALGERIA. Le proteste algerine viste dal Sahel

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La difficile situazione dell’Algeria non lascia indifferenti i paesi confinanti dell’area saheliana, che rischiano di entrare in forte fibrillazione se il grande paese africano del maghreb fosse incapace di controllare le frontiere.

«L’Algeria è un paese stabile in una regione gravemente colpita dalla crisi libica. Tutto ciò che potrebbe compromettere questa stabilità ci preoccupa di più», ha dichiarato a Le Monde, ripreso da algeriepatriotique.com, una fonte governativa nigeriana, rimasta anonima. A Le Monde, questa fonte riconosce che, nonostante alcuni picchi di tensione nel 2018 a causa dell’espulsione di diverse migliaia di migranti subsahariani in Niger, l’Algeria rimane “un fattore di stabilità”: «Se un paese grande come questo non può più controllare le sue frontiere, la nostra sicurezza sarà ancora più difficile da garantire».

La stessa preoccupazione è stata vissuta in Mauritania: «Stiamo tutti osservando l’evoluzione del nostro fratello maggiore nel Nord, sperando che non ci saranno slittamenti o straripamenti. La destabilizzazione della Libia ha causato disordini in Mali. Con l’Algeria, potrebbe essere molto peggio perché è lo stato centrale del Maghreb» dice Dahane Ahmed Mahmoud, direttore esecutivo dell’Istituto mauritano di studi strategici ed ex capo della diplomazia del suo paese, citato dallo stesso giornale francese. La Mauritania, paese cardine tra il Maghreb e l’Africa subsahariana, sta effettivamente monitorando attentamente il movimento popolare che sta agitando l’Algeria, con cui condivide circa 500 chilometri di confine. 

Altro paese interessato e preoccupato dell’evoluzione politica algerina è il Mali. Per i maliani, la preoccupazione è direttamente collegata ai rischi di una recrudescenza del terrorismo. Per l’ex ministro degli Esteri Tiéman Hubert Coulibaly, prosegue il sito algerino, «il momento è storico e delicato, ma non ci deve essere rottura, per non parlare della rottura violenta, della continuità dello Stato algerino (…) Il futuro non può essere previsto, ma finora non vediamo gli eventi attuali come una nuova “primavera araba”, il che ci rassicura», dice Bamako.

Tommaso dal Passo