ALGERIA. Cacciato il capo dei servizi

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Centinaia di migliaia di manifestanti hanno invaso di nuovo le strade di Algeri per un cambiamento radicale. È stato il settimo venerdì consecutivo, nonostante le dimissioni del capo di stato e del capo dei servizi algerini. I manifestanti stanno spingendo per la rimozione di quello che vedono come un obsoleto e opaco apparato politico, costruito intorno al partito al potere, agli ufficiali dell’esercito, agli uomini d’affari, ai sindacati e ai veterani della guerra d’indipendenza del 1954-62 contro la Francia.

Il capo dei servizi segreti, il generale dell’esercito Athmane Tartag, era un alleato stretto del presidente Abdelaziz Bouteflika, dimissionario sotto la pressione dell’esercito, riporta Reuters. L’esercito ha detto che stava agendo nell’interesse nazionale dopo settimane di manifestazioni antigovernative in gran parte pacifiche. I paesi occidentali sono ansiosi di avere stabilità nel paese produttore di petrolio dell’Opec, fornitore chiave di gas per l’Europa.

L’allontanamento di Bouteflika non ha allentato le tensioni nonostante la nomina di un governo ad interim che rimarrà in carica fino alle elezioni tra tre mesi. I manifestanti hanno insistito per la rimozione del primo Ministro Nouredine Bedoui, presidente della camera alta del parlamento Abdelkader Bensalah, e Tayeb Belaiz, capo del consiglio costituzionale, tutti visti come figure istituzionali: molti striscioni riportano la scritta  “3B doit aller” (le 3 B devono andarsene). L’allontanamento di Tartag è stato segnalato dalla TV Ennahar, oltre che da fonti politiche citate da Reuters. Ennahar ha aggiunto che il suo allontanamento sembra rafforzare la mano dell’esercito.

I servizi segreti hanno avuto in passato un ruolo importante nell’influenza militare negli affari nazionali e hanno svolto un ruolo di secondo piano nella politica e nella guerra civile degli anni Novanta. Ma nel 2016, Bouteflika l’ha rimossa dalla supervisione del ministero della Difesa e l’ha posta sotto l’autorità della presidenza per cercare di farla uscire dalla sfera politica.

I manifestanti vogliono rimuovere ogni traccia della vecchia guardia e introdurre riforme democratiche radicali. Ma non è ancora emerso un chiaro successore di Bouteflika e l’opposizione algerina è frammentata. L’incertezza significa che l’esercito probabilmente continuerà a svolgere il suo ruolo di re con poca resistenza, guidando il delicato processo di transizione.

Lucia Giannini