Algeria al capezzale di Bouteflika

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ALGERIA- Algeri 17/6/13. Circa due settimane dopo il ricovero a Parigi del presidente Abdelaziz Bouteflika, per un ictus, il lettore medio algerino sembra stanco della vicenda. La notizia sullo stato di salute di Bouteflika sono orma scivolate all’interno e non occupano più le prime pagine, come riporta il quotidiano libanese As-Safir il 16 giugno.

Stando ai rumors politici algerini ci sarebbe un ostacolo nell’attuazione dell’articolo 88 della costituzione che prevede un incarico a tempo (45 giorni) come capo provvisorio dello Stato per il presidente del Consiglio della Nazione in caso d’impossibilità prolungata per il capo dello Stato. Trascorso tale termine, la sede presidenziale è dichiarato vacante, e il presidente del Consiglio della Nazione assume la carica di capo dello Stato, per un periodo massimo di 60 giorni, durante i quali vengono indette e tenute le elezioni presidenziali.

A giudizio del pubblico del Paese e stando a quanto riporta As-Safir, il sistema politico funziona indipendentemente dalla presenza del presidente; la sua assenza o presenza non ha alcun impatto reale sulla vita politica del Paese.

Sarebbe questo il risultato del giro di vite nella vita politica congelata in modo autoritario per due decenni. L’attività di Bouteflika è notevolmente diminuita dal 2005 per una “presunta” ulcera che dal 2005 lo affligge e che gli ha imposto una serie di ricoveri in Francia. 

Il terzo mandato presidenziale di Bouteflika è quindi caratterizzato da una paralisi politica, mentre prevale dilagante opposizione sociale al regime in carica. 

Il sistema politico in Algeria è ancora caratterizzato da un sistema autoritario, in cui il governo riceve l’impulso politico ad operare dalla presidenza, fatto che non avviene del a2005 con la conseguente paralisi del sistema, ormai perso nella ripetizione di una routine istituzionale sempre più vuota e priva di strategia globale. 

Nel frattempo la situazione è in rapido sviluppo in tutta la regione vicina, con l’eccezione del Marocco. La disponibilità di risorse finanziarie consente ai gruppi che hanno autorità di mantenere lo status quo, piuttosto che intervenire per apportare le modifiche al sistema. 

Inoltre, il fatto che il presidente algerino sia in cura in ospedali militari francesi solleva anche aspre critiche al governo per il “fallimento” del regime, che non riesce nemmeno a creare strutture sanitarie in grado di prendersi cura della classe dirigente.

Il popolo algerino, poi, dubita che le prossime elezioni presidenziali, previste per la primavera del 2014, saranno in grado di offrire una possibilità di cambiamento qualitativo.

La malattia di Bouteflika è un problema importante nella vita del regime, in quanto elimina le possibilità di un quarto mandato presidenziale per l’attuale presidente; lo scenario è oramai impossibile. i

Il dibattito attualmente ruota su una domanda: Bouteflika sarà in grado di completare il suo mandato attuale fino ad aprile / maggio 2014?

Successione?

Ogni volta che si prospettano nuove elezioni, viene fuori anche un’altra domanda: saranno elezioni chiuse o aperte? Ci saranno solo candidati di facciata oppure no? Fino ad oggi, tutte le elezioni presidenziali sono state chiuse. 

L’Algeria ha bisogno di negoziare un nuovo contratto sociale e di crearsi una posizione politica nel contesto internazionale, in una situazione economica cupa per l’Algeria, un paese che è più ricco di gas che di petrolio. L’Algeria ha una sua ricchezza naturale, ma deboli restano le possibilità di migliorare la sua produttività energetica.

Il prezzo del gas naturale, importante pilastro della entrate algerine, è in calo. I contratti a lungo termine, che stabilizzano le entrate finanziarie, sono tutti in negoziazione. 

La crisi e la guerra civile del 1990 sono state la conseguenza del deterioramento della produttività delle risorse di petrolio a metà degli anni Ottanta e delle soluzioni relative, proposte dalla Banca Mondiale. Oggi, sono ancora presenti  le condizioni della precedente crisi, nonostante la grande riserva finanziaria pari a 2 trilioni di dollari. 

Naturalmente, l’Algeria oggi non ha una politica “alternativa”, dato che i poteri politici sono stati schiacciati dalla morsa delle agenzie di sicurezza, e la classe politica non ha alcuna credibilità. Eppure le personalità politiche non mancherebbero.