ALBANIA. Tirana smantella una cellula dei servizi segreti iraniani

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Le autorità albanesi hanno sventato un “attacco” di Teheran contro i dissidenti iraniani del gruppo Mujahedin-e Khalq (Pmoi). In un cominciato della polizia albanese, si afferma che «una cellula attiva della Forza Qods iraniana», unità incaricata di svolgere operazioni estere nelle Guardie rivoluzionarie iraniane, era stata smantellata. La dichiarazione riporta che la cellula «prevedeva, tra le altre cose, di effettuare un attacco, nel marzo 2018» in una cerimonia a Tirana per il gruppo Bektashi, l’ordine Sufi che ha molti seguaci in Albania.

La polizia albanese afferma che «membri dell’opposizione People’s Mujahedeen Organization of Iran hanno partecipato a questa cerimonia», sottolineando che la cellula era stata progettata per effettuare «altri possibili attacchi su ordine del regime iraniano contro i membri dell’Organizzazione Mujahedeen del popolo», senza fornire ulteriori dettagli su questi attacchi. Il capo della polizia Ardi Veliu ha affermato che uomini della Guardia rivoluzionaria iraniana operanti all’estero erano membri della cellula incaricata di eliminare il gruppo Mujahedin-e Khalq in Albania, riporta Tanjug.

Mujahedin-e Khalq è un gruppo fuorilegge in Iran ed è stato inserito tra le organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato Usa fino al 2012, riporta Ap.

Su richiesta degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite dal 2013, l’Albania ha ospitato circa 3.000 membri del Pmoi che vivevano in Iraq, inserendoli in un campo nel nord-ovest dell’Albania. Nel dicembre 2018, l’Albania ha espulso l’ambasciatore iraniano a Tirana e un altro diplomatico iraniano per il loro coinvolgimento in «attività che minano la sicurezza nazionale”.

Washington si complimentò con Tirana per l’espulsione dei «due agenti iraniani che si preparavano ad un attacco in Albania». La polizia albanese non ha specificato se l’espulsione dell’ambasciatore e del diplomatico fosse legata allo smantellamento della cellula.

La polizia albanese ha sottolineato che erano state avviate “azioni penali internazionali”, senza chiarire se si fosse rivolta all’Interpol o se fossero stati emessi mandati d’arresto internazionali a paesi terzi.

I sospetti, le cui foto sono state pubblicate dalla polizia, erano un turco, che ha detto di avere precedenti penali nel suo paese, e tre iraniani, uno con un passaporto austriaco e un altro che vive in Turchia e comandava la cellula. A gennaio 2019, l’Unione Europea ha imposto sanzioni ai servizi segreti iraniani e a due dei loro leader per il coinvolgimento in omicidi e complotti contro dissidenti iraniani in Paesi Bassi, Danimarca e Francia, dopo che la Francia accusò l’intelligence iraniana di essere all’origine del fallito attentato dinamitardo del 30 giugno 2018 al Pmoi a Parigi.

Graziella Giangiulio