Peacekeeping cinese in Africa

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CINA – Pechino 11/06/2016. Il 31 maggio, un attacco missilistico nel quartiere Torre dell’Acqua di Gao, Mali, ha colpito i peacekeeper cinesi.

Nell’attacco è rimasto ucciso Shen Lianlian, sergente ventinovenne dell’esercito cinese e sono rimasti feriti molti suoi commilitoni. Pechino, riporta il blog War is Boring, ha inviato una squadra investigativa per assistere le Nazioni Unite nelle indagini sull’attacco. La missione di pace U.N. in Mali oltre a monitorare la distensione tra l’esercito maliano e i ribelli Tuareg del nord, le forze di pace devono affrontare Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Se storicamente, pecchino inviava medici e ingegneri in Africa in ruoli di supporto, adesso la parte cinetica, da combattimento, sta aumentando come è accaduto in Mali dal 2013. Nel 2015, poi, la Cina schierato un battaglione di fanteria in Sud Sudan; è il più grande spiegamento di truppe cinesi Combat Ready, per una missione Onu fino ad oggi. Il contingente di 700 uomini è dotato di droni, veicoli da combattimento corazzati, mortai e mitragliatrici pesanti. La Cina ha interessi economici profondi in entrambi i Sudan, dopo aver investito miliardi di dollari nelle loro infrastrutture energetiche, in particolare la produzione di petrolio. Di cinque grandi consorzi petroliferi in Sudan e Sud Sudan, la China National Petroleum Corporation è l’azionista di maggioranza di almeno tre di loro.
Nel 2015, la Cina ha firmato un accordo di leasing decennale con Gibuti per costruire il primo polo logistico militare di Pechino nel continente. È una tappa importante per l’esercito cinese, che fino ad ora non ha basi consistenti all’estero.