Elezioni in Afghanistan

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AFGHANISTAN – Kabul 08/04/2014. I risultati delle elezioni in Afghanistan non sono ancora disponibili, si prevede che saranno resi noti intorno alle metà del mese di maggio.

Da una prima stima dei dati nessuno dei candidati raggiungerà il 50% dei voti e si dovrebbe procedere al ballottaggio. Da una prima analisi i candidati favoriti che potrebbero occupare la poltrona di Hamid Karzai sono tre: Abdullah Abdullah, 54 anni, era arrivato secondo dopo Karzai alle precedenti elezioni, ex ministro degli esteri che nel 2009 prese le distanze dall’attuale presidente ritenendolo troppo in linea con la politica dettata dalla comunità internazionale; Ashraf Ghani Ahmadzai 64 anni con un dottorato alla Columbia University, ex ministro delle finanze, è stato collaboratore della Banca Mondiale assertore di una politica che inserisce al tavolo delle trattative i talebani; con parecchi punti di distacco viene dato Zalmai Rassoul il più filo occidentale che ha più volte dichiarato la necessità di poter ancora contare sull’intervento internazionale diretto per sconfiggere il terrorismo che devasta il paese. Nonostante i numerosissimi attacchi effettuati durante la tornata elettorale oltre 7 milioni, più del 50% degli aventi diritto di 12 milioni, di persone si è recata alle urne di cui il 36% rappresentato da donne.
Gli Stati Uniti sostengono di essere rimasti neutrali riguardo alla scelta dei candidati, ma è palese che propendano per un vincitore che è allineato con la determinazione di firmare l’accordo bilaterale sulla sicurezza, che l’attuale presidente si è rifiutato di sottoscrivere, che consentirà agli Stati Uniti di rimanere in Afghanistan anche dopo il 2014, termine ultimo della fine della attuale missione Nato ISAF. Il ministro degli Esteri Zarar Ahmad Osmani ha rilasciato una dichiarazione in cui si lascia intendere che l’accordo bilaterale potrebbe essere firmato anche prima dell’insediamento del nuovo presidente, visto che una delle condizioni cardine si è verificata, quella del regolare svolgimento elettorale. Ma per ora non arriva da parte di Karzai nessuna conferma, considerato che aveva accusato gli Stati Uniti di essere responsabili di invasivi raid nelle case afghane, anche se giustificate dalla necessità di scovare i talebani.
Anche il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon si è congratulato con gli afgani per l’ottimo risultato del regolare svolgimento elezioni presidenziali e dei consigli provinciali definendo “un importante passo avanti nella prima transizione democratica del potere dell’Afghanistan. I milioni di donne e uomini che si sono recati al voto sono una testimonianza del coraggio e dell’impegno degli afgani nell’esercitare i loro diritti e determinare il proprio futuro”. Ban Ki-moon ha anche sottolineato la forte adesione femminile al voto che mostra la loro grande forza e determinazione nel voler essere sempre più parte attiva nella società. Ha inoltre evidenziato la professionalità delle forze di sicurezza afghane, che hanno davvero dovuto affrontare un banco di prova era la prima volta che si trovavano a dover affrontare una situazione di emergenza da soli, la forza internazionale era chiamata ad intervenire solo in caso di necessità e i talebani avevano minacciato che avrebbero fatto di tutto per boicottare il voto.
Insomma la prima fase pare sia riuscita, certo il pericolo di brogli è alta, ma per un paese che sta cercando di scrivere un nuovo capitolo della sua storia è un grande traguardo. Molto ancora vi è da fare e tante cose avranno necessità di essere modificate e corrette, ma il popolo sta cercando di mostrare il suo coraggio di autodeterminarsi e forse anche di liberarsi da questo incubo talebano che vorrebbe vedere il paese sprofondare ancora una volta nel terrore di un vuoto istituzionale che porterebbe ancora il paese nel caos. Il pericolo che i talebani possano riconquistare terreno non è così lontano ne improbabile se la situazione non dovesse essere gestita con efficacia, e in questo momento un totale ritiro delle forze internazionali potrebbe essere negativo in tal senso. Da non dimenticare poi che l’Afghanistan continua ad essere un produttore fondamentale di oppio, pianta da cui è possibile ricavare l’eroina economia florida che finanzia vari gruppi terroristici e della criminalità, molto difficile da sconfiggere proprio perché per molti afghani rappresenta l’unica fonte di reddito e di sostentamento, vista la grave situazione economica di gran parte della popolazione.