Aspetti legali della transizione afgana

181

AFGHANISTAN – Herat 17/01/2014. All’interno della base “Camp Arena” di Herat troviamo anche “l’ufficio legale” ad occuparsene è il Maggiore Massimiliano Masia, avvocato del foro di Cagliari entrato a far parte dell’esercito italiano in età adulta come ufficiale della riserva selezionata.

Masia (nella foto) è un affermato avvocato, esercita da tempo e in un momento importante della sua carriera decide di impegnare sei mesi all’anno, in caso di necessità, all’esercito italiano per portare il valore aggiunto della sua professionalità alle altre che sono schierate nei vari reparti. Il Maggiore Masia è il Legad (Legal advisor), e ci spiega che il suo ruolo primario è quello di dare supporto al Comandante per tutte le attività del Command West, fornendo le necessarie valutazioni giuridiche per l’applicazione delle norme internazionali, compatibilmente con quanto stabilito dal Comando centrale ISAF. 

In situazioni come quella afgana la possibilità che si possa incorrere in errori, come nell’interpretazione della Regole di Ingaggio, è molto elevata. Ad esempio nel caso della legittima difesa il principio di proporzionalità che si applica è lo stesso del diritto penale italiano, la necessità di difesa internazionale segue gli stessi concetti giuridici della legge nazionale. La legittima difesa implica determinati requisiti oltre quelli non puoi andare, noi dobbiamo stabilire quali: «Nello specifico facciamo dei briefing ai nuovi arrivati immessi in teatro in cui vengono impartite le regole di self defence, quali sono le ROE (Regole di ingaggio), quali sono le applicazioni delle norme nel nostro territorio di competenza», ci dice Masia, «Qui siamo in territorio afgano, vigono le Military Technical Agreement che stabiliscono l’applicazione delle regole di ingaggio; per quanto riguarda la giurisdizione, sappiamo che all’interno di un territorio sovrano questa appartiene allo stesso, viene derogata attraverso un accordo con lo stato, in questo caso afgano, per cui diventa possibile in altro territorio applicare la normativa italiana. Tutti questi aspetti giuridici che sono di carattere tecnico internazionale sono oggetto di attenzione da parte del Legad che deve comunicare al comandante quali ne siano gli aspetti», aggiunge, «In un certo senso è chiaro che dove c’è ISAF non credo si possa parlare nello specifico di territorio esclusivamente afgano, possono vigere due ordinamenti che vengono a coesistere. La tipologia di valutazioni legali è molto ampia, da un punto di vista dell’impiego io dovrei essere il consulente del comandante, ma è evidente che in un teatro come questo le esigenze sono di tutti. Se deve essere fatto un contratto con un appaltatore locale o l’apertura di uno dei px (negozi all’interno della base) è logico che sono io a verificare i requisiti giuridici che devono essere applicati. Inoltre In un momento delicato come questo della transizione è necessario verificare tutto ciò che riguarda la cessione delle basi alle forze locali, perché non sempre tutto è stato strutturalmente previsto negli accordi ISAF. Il passaggio di consegne prevede cessione di strutture, di terreni che noi abbiamo avuto in comodato d’uso, insomma tutta una serie di procedure che attengono agli aspetti legali. È logico che non si può iniziare dal nulla, esistono gli accordi iniziali che ne stabiliscono le procedure. L’impegno dell’Italia c’è stato in termini di uomini, mezzi e impegno economico per la ricostruzione e sarebbe inconcludente se non avesse un seguito. Oggi lasciamo tanto agli afgani in termini di strutture e facility». 

Per quanto riguarda il diritto dell’Afghanistan, Masia ci dice che attualmente è applicato un codice di emergenza, emanato per la situazione attuale, ma c’è tutta una serie di codici ancora vigenti e sarà necessario rivedere tutto il sistema, esiste il codice di invasione russa, c’è il codice afgano precedente etc. in Parlamento intanto è in approvazione il nuovo codice di procedura penale, la cui stesura è stata fatta da un magistrato italiano. Possiamo dire che l’iter di applicazione legislativa è molto simile al nostro, anche se certo si tratta di un territorio che ha delle difficoltà, dove si applicava una amministrazione della giustizia localistica eseguita dal capo villaggio; con la democratizzazione questo non è più possibile e devono attivarsi altri meccanismi che necessitano di tempo, il Legad è ottimista in tal senso e sostiene che li lasceremo nelle condizioni di gestire tutto in assoluta autonomia.

La fine della missione ISAF non determina la fine della presenza internazionale in Afghanistan anzi tutt’altro. Ciò che sta venendo meno è solo la forte presenza militare perché la stabilizzazione della sicurezza ha raggiunto un buon livello di compimento. Oggi nel paese è necessario investire soprattutto nella ricostruzione, c’è tanto lavoro da fare e si sente l’esigenza di avere più di interventi a preponderanza civile nei settori dell’economia, della giustizia, dell’educazione, della sanità settori dove deve intervenire necessariamente la comunità internazionale civile. La questione militare è compiutamente passata in mano afghana.