Videre nec videri

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AFGHANISTAN – Herat 23/09/2014. “Videre nec videri”, vedere senza essere visti, è il loro motto perché le loro operazioni si svolgono nel silenzio e nel nascondimento, spesso invisibili anche agli altri reparti.

Parliamo del RRAO, il 185° Reggimento Ricognizione ed Acquisizione Obiettivi che fa parte del Comando FS/FOS Forze Speciali. La componente operativa è costituita totalmente da Acquisitori, uomini che lavorano in piccoli nuclei e che sono in grado di agire anche per giorni in condizioni di assoluto isolamento e in completa autonomia, capaci di vivere, muoversi e combattere in qualunque ambiente. Sono in grado di condurre azioni di infiltrazione all’interno di contesti ostili per osservare consistenza ed entità delle forze nemiche, acquisire obiettivi e dirigere il fuoco per la loro neutralizzazione. I compiti degli Acquisitori sono altamente delicati e difficili e vanno dal livello strategico a quello tattico, si parla infatti di missioni non convenzionali, riservate a personale altamente specializzato, addestrato ed equipaggiato. 

Il loro ruolo desta interesse e curiosità, ma non è facile individuarli svolgono attività importantissime anche in Italia, ma è nei teatri operativi delle nostre missioni all’estero che esprimono il meglio delle loro competenze. Ho incontrato due di loro, presso la base Camp Arena ad Herat, non mi è dato fotografarli ne di conoscerne l’esatta identità per cui si sono presentati come il capitano Roberto, comandante della TF Victor e il tenente Marco. L’Afghanistan è un paese morfologicamente bellissimo che regala paesaggi mozzafiato, purtroppo però dal punto di vista della sicurezza nasconde insidie e pericoli enormi e la loro presenza costituisce uno degli elementi essenziali al buon andamento della missione. È grazie a questi uomini silenziosi, che agiscono senza alcun risalto mediatico, che spesso si possono conoscere preventivamente le situazioni che potrebbero mettere a rischio la vita di molte persone. La nostra chiacchierata risulta piacevole e naturale, ci tengono a sottolineare che il loro lavoro è fatto di quotidianità e alle volte addirittura “ripetitivo”, difficile da credere visto che per diventare acquisitori bisogna possedere caratteristiche psicofisiche superiori alla media che non si limita al periodo formativo, ma continua anche durante tutta la vita operativa, che unita alla motivazione, resistenza, intelligenza tattica, adattabilità ed equilibrio psico-fisico in condizioni di fortissimo stress ne compongono il profilo di uomini “speciali”. 

Capitano chi è la TF Victor, chi sono gli uomini del 185°? 

Il 185° Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi, che ha sede a Livorno, fa parte, insieme ad altri reggimenti, di un comparto Comando Forze Speciali dell’Esercito. Noi siamo alle dirette dipendenze di questo Comando e poi dipendiamo direttamente dal Capo si Stato Maggiore dell’Esercito. Ci occupiamo di fare delle ricognizioni e acquisizioni obiettivi, le ricognizioni sono specificatamente definite nella dottrina NATO, ovvero ci occupiamo di acquisire i dati informativi necessari al comando, in questo caso specifico della TAAC-W, dove attualmente ci troviamo. Il nostro reggimento è stato impegnato in diversi teatri operativi: Macedonia, Kosovo, Iraq, Afghanistan sin dall’inizio con Enduring Freedom, con la Nibbio e poi con la missione ISAF. Siamo stati impegnati in Libia, poco tempo fa, e attualmente siamo qui in Afghanistan e in Kosovo. Per quanto riguarda le  acquisizioni obiettivi, che è l’altra nostra peculiarità, si tratta di dirigere il fuoco da diverse fonti che possono essere terrestri navali o aeree per eliminare eventuali minacce presenti nell’area assegnata. 

In che modo? 

Il personale della TF Victor possiede qualifiche quali Jtac (Joint Terminal Attack Controller) cioè quelli che vengono detti comunemente anche FAC (Forwar Air Controller) e si occupano anche della guida a terminale, nel teatro afghano  fanno da ponte anche tra chi è sul terreno e il supporto di volo. 

Fate parte della Brigata Folgore?

Ora no. Precedentemente eravamo inseriti nella brigata Folgore, 9° reggimento Col Moschin, dall’anno scorso siamo invece passati al nuovo Comando Forze Speciali dell’Esercito. Siamo ora due unità separate, facciamo parte insieme a loro, ai Ranger, al 28° reggimento comunicazioni, e il 4° reggimento alpini paracadutisti di questo Comando Forze Speciali dell’Esercito.  Il Capo di Stato Maggiore ha voluto adeguarsi agli altri paesi della NATO e ha creato questo nuovo “settore”, un progetto prettamente voluto dal Capo di Stato Maggiore dell’esercito.

Indipendenti dalla TF45? 

Si, anche rispetto alle attività abbiamo compiti più attagliati a quello che sono le peculiarità della nostra unità. 

Con anche compiti di intelligence?

Certamente, nel nostro caso sempre a supporto di quelle che sono le indicazioni del comandante. Qui in teatro è lui che detta le linee guida al suo staff e noi ci atteniamo a quello. 

Ci può dire tecnicamente quale è stato il vostro supporto alla missione?

Tecnicamente noi siamo staff di supporto, per la parte informativa, del comandante. Possiamo operare full spectrum su tutta l’area, facendo un esempio senza andare nei dettagli se il J2 ha una necessità informativa su una determinata area, noi con le nostre capacità e con il supporto di alcuni assetti andiamo ad integrare questa assenza di informazioni, si procede con l’acquisizione ed è questo uno dei compiti determinanti, le famose operazione intel driven.

Quante unità del vostro reggimento sono presenti sul territorio?

Operiamo su una parte di un distaccamento operativo più una parte di staff, totalmente autonomi, per quanto riguarda il numero questo dato non può essere specificato.

Comandante proviamo a spiegare agli italiani chi sono le nostre Forze speciali?

Premesso che in Italia c’è un distinguo tra Forze Speciali e Forze per Operazioni Speciali e io posso parlare per queste ultime, svolgiamo un ruolo fondamentale, magari giustamente non visibile a tutti, e in determinati contesti direi essenziale sia in Italia che all’estero. Senza voler svelare nessun segreto posso sintetizzare dicendo che facciamo ciò che le forze speciali svolgono in tutto il mondo: ricognizioni speciali, azioni dirette e assistenza militare. Qui in Afghanistan siamo impiegati quotidianamente, ma molto è dettato delle esigenze del comandante è lui che, su input delle autorità superiori, sa quando deve impiegare la forza.

Agite isolati rispetto al resto del contingente?

Si e no nel senso che possiamo agire da soli, o in alcuni casi necessitiamo del supporto di altre unità presenti, come per esempio gli assetti di volo aerei o elicotteri.

Come si vive questo lavoro in famiglia? Risponde il Capitano Roberto

Personalmente parlo poco del mio lavoro a casa perché preferisco pensare alla mia famiglia e quindi tralasciare gli aspetti tecnici della mia vita professionale. Poi certo per riservatezza in ogni caso non sarebbe neppure possibile entrare nei dettagli, ma si tratta di regole generali e dovrebbero far parte di tutti coloro che indossano una uniforme. Sulla segretezza ci sono dei limiti oggettivi previsti e altri che sono molto personali e dipendono dalla singola persona

Proviamo a raccontare una missione? (Risponde il tenente Marco, comandante di distaccamento).

Si inizia con una collection di informazioni sul luogo dove si dovrà andare. Prendiamo prima i dati già  presenti nel database, che mettiamo insieme agli assetti specifici che comunque chiediamo per poter andare più a fondo, per quelle che possono essere le nostre necessità sul terreno. Si passa poi alla fase di pianificazione vera e propria, ovvero si cerca di andare nel dettaglio della missione, bisogna far combaciare le varie necessità a tutti i livelli; poi si cerca di proporre quello che si è pianificato ai vari assetti, che entrano in gioco, per esempio quelli di volo. Una volta giunti sul terreno, bisogna essere il più autonomi possibile, cerchiamo di riportare tutte le informazioni che riusciamo a vedere e a carpire tramite i nostri apparati. Una peculiarità è che noi cerchiamo di dare le informazioni nel minor tempo possibile o ancora meglio in real time, abbiamo gli strumenti e quando riusciamo a fare questo è un ulteriore valore aggiunto. Come si può supporre su alcuni dati sensibili è importante la tempestività perchè uno dei fattori determinanti per chi poi dopo deve estrapolarne le valutazioni, fare pianificazioni o intervenire direttamente. 

La sinergia con gli altri assetti è importante affinchè tutto possa svolgersi nel miglior modo possibile, nessun dettaglio può essere tralasciato, sia in fase di pianificazione che nella fase di attività vera e propria, dove chiaramente si devono esprimere al massimo le proprie capacità. L’addestramento sta alla base della riuscita di tutte le nostre operazioni, bisogna essere in grado di vedere ad ampio raggio tutto le varie casistiche che si potrà incontrare in un teatro operativo.

Con capacità di analisi? (tenente Marco)

Noi facciamo una prima raccolta dati. Possiamo, in base alla nostra esperienza, presumere quello che potrebbe essere, però poi l’analisi vera e propria viene eseguita da reparti specializzati. Noi riportiamo quello che si riesce a vedere e si può dedurre.

 Quanto è pericoloso far parte di una unità di questo genere? (tenente Marco)

Dipende dal tipo di attività. Diciamo che in definita molto sta alla formazione, al teatro e ad una serie di variabili. Poi io penso che effettivamente è pericoloso come potrebbe essere pericoloso per qualunque altra unità che opera al di fuori della base. Poi certo che aumenta con l’indice di isolamento nel senso che lavoriamo con numeri minori rispetto ad altre unità. I rischi ci sono, sono oggettivi ma uno attua tutte le misure e le procedure per mitigarli.

È difficile entrare a far parte del RAAO? Quali sono le modalità della selezione? (tenente  Marco)

Le selezioni sono annuali ci sono dei calendari stabiliti da SME che con dei bandi di concorso, per le varie categorie, definisce le modalità di accesso. La prima selezione, meramente fisica, viene effettuata presso le scuole, le accademie o nei reparti di addestramento; si passa a una fase successiva della durata di due settimane che una volta superata, porta poi all’accesso del corso di Operatore Basico per Operazioni Speciali (OBOS), della durata di  sei mesi, presso il Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali (RAFOS) di Livorno, dopo di che il personale idoneo va alle unità di appartenenza per effettuare i corsi di specializzazione. Per gli aspiranti Acquisitori l’addestramento viene fatto presso la Compagnia Corsi del 185° RRAO dura circa diciotto mesi e gli aspiranti Acquisitori vengono addestrati per ad operare nei più svariati contesti ambientali ed operativi. L’iter è lungo e difficile ma quello che posso sostenere con certezza è che ogni limite può essere superato, il cervello è l’organo deputato a ciò, ma anche dalle proprie capacità di concentrazione, perché se è vero che l’addestramento fisico sta alla base, è poi è  l’equilibrio emotivo, la consapevolezza a fare il resto. Un altro degli elementi fondamentali nel nostro lavoro è poi la forte motivazione. 

Gli uomini del RRAO, che in Afghanistan compongono la Task Force VICTOR con base ad Herat, svolgono una preziosa attività informativa a favore del contingente del Regional Command West e delle forze afghane. Le loro capacità di movimento sul territorio, spesso ostile, a piedi o con mezzi specifici permette di osservare vaste zone controllate dagli insurgents  al fine di proteggere le unità appartenenti al TAAC-W e le forze di sicurezza Afgane. Gli Acquisitori della VICTOR costituiscono una parte preziosa e importante per  il mantenimento in sicurezza nell’area di competenza del nostro contingente, inoltre durante la permanenza nel teatro sono stati i protagonisti utili e determinanti per l’individuazione di trafficanti intenti al contrabbando di armi o dei micidiali IED, oppure sull’individuazione di radioripetitori illegali che gli insorti utilizzano per coordinare gli attacchi contro le forze di sicurezza Afghane ed ISAF. Sono ragazzi, uomini concreti, che raccontano la loro vita professionale in maniera semplice, non si sentono eroi eppure nei loro occhi non puoi fare a meno di notare un guizzo di passione per una professione, qui raccontata in poche righe, ma che nasconde mille storie differenti.