AFGHANISTAN. 30mila rifugiati combattono in Siria con Assad

141

Gulbuddin Hekmatyar, ex signore della guerra afgana e leader del partito Hezb-i Islami, ha detto che 30.000 dei suoi connazionali stanno combattendo in Siria e in Iraq. «Gli afgani sono stati addestrati a combattere in patria e all’estero», ha dichiarato Hekmatyar, rivolgendosi all’assemblea tribale a Kabul.

Hizb-e-Islami ha recentemente concluso un accordo di pace con il governo afgano per porre fine alle attività degli insorti e a aperto la via politica a Hekmatyar, che dopo anni ha smesso di darsi alla macchia. Hekmatyar non ha voluto discutere della fonte delle sue informazioni sul numero di afghani che combattono all’estero, ma ha suggerito che lo fanno solo per contribuire alla sopravvivenza delle loro famiglie in povertà, riporta VoA.

«Oggi ci sono 30.000 afghani che combattono in Iraq e in Siria. Dio sa quanti di loro sono stati uccisi», ha detto Hekmatyar. Decenni di conflitti e povertà hanno costretto gli afgani ad abbandonare il proprio paese e a spostarsi peri mondo in cerca di mezzi di sussistenza.

Milioni di afgani continuano a vivere nei confinanti Pakistan e Iran, mentre il conflitto continua a sradicarne migliaia in Afghanistan.

Recentemente alcune famiglie sfollate hanno trovato una ottima fonte di reddito: i campi di battaglia in Siria e in Iraq, reclutati dall’Iran.

Alcuni rifugiati in Iran, soprattutto gli afgani sciiti Hazara, sono stati reclutati e addestrati per combattere insieme alle forze del presidente Bashar al-Assad in Siria. Circa 3 milioni di afgani sono in Iran, tra cui circa 2 milioni di rifugiati non documentati.

Sono i rifugiati non documentati che le guardie rivoluzionarie dell’Iran reclutano per rinforzare le milizie che combattono in Siria. In cambio, alle famiglie sfollate dei volontari sono offerti status giuridico e centinaia di dollari in stipendi mensili. Ai combattenti viene detto che vengono inviati in una missione sacra di difesa dell’Islam. Durante diverse sessioni parlamentari, i deputati afgani hanno ripetutamente sollecitato il loro governo ad affrontare la questione con l’Iran per fermare lo sfruttamento dei rifugiati.

Luigi Medici