A chi giova la crisi finanziaria russa?

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di Graziella Giangiulio  RUSSIA – Mosca  03/11/2016. Il governo russo ha deciso di tagliare le spese per la difesa di 1000 miliardi di rubli, pari a circa il 30 per cento dell’attuale, secondo il progetto di bilancio federale. Il progetto di bilancio è stato presentato dal governo alla Duma, alla fine di ottobre, secondo quanto riportato dal quotidiano Kommersant. Sono previste spese per la difesa nazionale, pari a 2840 miliardi di rubli, il 3,3 per cento del Pil nel bilancio federale per il 2017.
Con i prezzi del petrolio in calo, riporta il periodico Russia and India Report, sarebbe stato strano continuare ad aumentare le spese militari, mentre la spesa sociale veniva ridotta. Nella spesa programmata per la difesa nel 2018, per esempio, la spesa ammonterà al 3 per cento del Pil, mentre nel 2019 dovrà ulteriormente scendere al 2,8 per cento.

La decisione del governo di tagliare il bilancio della difesa è dovuta in gran parte alla storia degli ultimi anni dell’Unione Sovietica, che, nonostante la caduta dei prezzi del petrolio, continuò ad aumentare le spese militari, che la portò all’implosione dell’Urss. Il progetto di bilancio prevede un taglio di spesa non solo per la Difesa: praticamente tutte le voci di budget saranno tagliate, ma è alla Difesa che tocca il taglio più grande. L’unica eccezione è un forte aumento nel 2017 della spesa per la politica sociale, legato alle elezioni presidenziali. Allo stesso tempo, a partire dal 2017, la spesa per il debito sovrano subirà una spinta: i super-profitti del petrolio immessi nel fondo di riserva saranno pienamente esauriti dalla copertura del deficit di bilancio col rischio di un maggiore indebitamento. L’ammontare del deficit di bilancio dipende, infatti, per Mosca dal  prezzo del petrolio; il governo prevede di mantenerlo al 3 per cento del Pil nel 2016; per gli esperti russi si tratta di stime conservative sul prezzo del petrolio, che richiedono una notevole riduzione della spesa.
Data la carenza di fondi pubblici, il governo ha già rinunciato a lanciarsi in diversi nuovi grandi progetti; ha ridotto, ad esempio, il finanziamento assegnato per il rinnovamento delle principali linee ferroviarie del paese che collegano l’Europa e l’Estremo Oriente: la Transiberiana e la Baikal-Amur.

Nel complesso, la spesa sarà tagliata del 19,8 per cento del PIL nel 2016 del 16,2 per cento nel 2019; a lungo termine, il ministero delle Finanze russo prevede di ridurre la spesa pubblica al 13,1 per cento del Pil entro il 2034.

In un quadro di politica internazionale, sembra che la Federazione Russa stia subendo una manovra simile a quella subita dall’Urss con la guerra in Afghanistan e con la corsa agli armamenti dell’epoca. Pur non volendo aumentare, anzi, la spesa per la Difesa, Mosca si trova ora costretta ad affrontare i costi di una guerra in Siria, non prevista nei bilanci federali pre 2011; inoltre si trova impegnata sullo scacchiere occidentale in un confronto con l’Alleanza Atlantica; il tutto in un periodo di forte crisi globale, soprattuto per quanto riguarda le principali commodity russe, petrolio e gas, che portano una diminuzione delle entrate, ridotte anche da pesanti sanzioni economiche che creano una riduzione della spesa interna infrastrutturale e sociale. Tutto ricorda molto da vicino il 1989-1992; se in epoca di guerra Fredda e di divisione in blocchi, tutto ciò faceva parte dei giochi, oggi cui prodest?